Lucio Dal Buono

Il dramma della sovrapopolazione

Sovrappopolazione. Vero o falso problema ?

Pensate a come sarebbe piu facile  e felice  la vita di un uomo medio, se-  con le attuali conoscenze tecnologiche, mediche  e scientifiche - sulla terra ci fosse  lo stesso numero di abitanti del 1950 : 2 miliardi e passa di persone.    la Terra sarebbe quasi un Paradiso Terrestre, con ampi spazi di natura incontaminati e con ogni genere di beni disponibile per  tutti.   Certo ci sarebbero ancora disuguaglianze sociali: ricchi troppo ricchi e poveri che non se la cavano troppo bene.     Ma il numero di beni a disposizione sarebbe tale da rendere molto ma molto più facile di oggi  la possibilità di ognuno di avere una vita decente,  scuola, ospedali, lavoro. E  sopratutto di avere una sua funzione  nel consorzio umano senza sentirsi una entita’  senza alcun valore

Nel 1950 eravamo peraltro alla vigilia della  così detta rivoluzione verde:  nuove tecniche agricole permisero  di aumentare la resa dei campi anche del 250%.  Anziché approfittare della circostanza per dare da mangiare a tutti, abbiamo  cominciato a fare figli in maniera assolutamente nuova ed anomala,  vanificando nel giro di 40 anni i vantaggi  della rivoluzione agricola. 

Non e’ del tutto strano:  gli uomini, al pari di ogni altro essere vivente,    si sono  sempre attestati  sul numero massimo di persone che un dato territorio , con le tecniche e le condizioni di quel momento, poteva sopportare.   Ed oggi siamo in grado, con la medicina e la tecnologia,  di occupare in maniera totale tutto il pianeta.  Ma torniamo un attimo indietro.   70.000 anni  fa era l'epoca dei cacciatori-raccoglitori .  E' stato il momento più felice dell'umanità, ricordato dai Greci come l’età dell’Oro: eravamo più o meno 15 milioni in tutto il mondo e per mangiare a sazietà dovevamo lavorare solamente  due -tre ore al giorno, raccogliendo i frutti della terra e cacciando qualche animale.  Quando l'ultimo mammut è stato mangiato, siamo stati costretti a ripiegare sulla coltivazione dei cereali.  L'agricoltura   ha creato le prime grosse diseguaglianze sociali, ma ci ha dato la possibilità di crescere fino ad arrivare a 100 milioni nel 500 a.C.    Certamente un contadino all'epoca dei  faraoni viveva molto peggio del suo antenato cacciatore. Ma ormai la densità di popolazione  nell'area del Mediterraneo , del Medio Oriente e del  Mar   della Cina (le zone temperate: quelle  dove l'uomo ha la vita più facile) era tale che non si poteva più pensare  alla caccia.  

Comunque l'umanità è andata avanti, come si può vedere del grafico allegato,  con piccoli aumenti lineari, fino al 1750.  E’ vero che ogni coppia faceva dieci e magari piu’ figli. Ma ne arrivavano all’eta’ riproduttiva poco piu’ di quei due che permettevano iI mantenimento della specie e, magari, anche  un lieve aumento. Ogni volta che c'era un miglioramento tecnologico - il fuoco, l'aratro, la domesticazione degli animali – gli uomini  aumentavano  corrispondentemente di numero, sempre raggiungendo il limite massimo che la tecnologia gli permetteva. Nel 1750 però , come si vede nel grafico, che riporta l’andamento della crescita umana dalla nascita di Cristo ad oggi,    è iniziata una anomala fase di crescita esponenziale molto rapida.   Era cominciata l'età della scienza. Lo sfruttamento di nuovi territori prima (le Americhe),  la disponibilità di energia a basso costo e, infine , il progresso della medicina,  hanno permesso un sempre più rapido incremento del numero degli uomini.    

Dal 1750 la popolazione è aumentata di 14 volte, la produzione di beni di 240  volte ed il consumo di  energia di 115 volte.  L'ultimo vertiginoso incremento lo abbiamo avuto , come si vede dal grafico, nel 1950 con la rivoluzione verde e la creazione di eccezionalmente benefici  OGM.    Ancora una volta, abbiamo sprecato l'occasione di  migliorare la nostra vita, usufruendo del cibo e dei  beni  che la scienza ci metteva a disposizione, per avviare una riproduzione  sfrenata ed assolutamente innaturale.

 

 In questo secondo grafico facciamo vedere,  in maggior dettaglio, l'aumento negli ultimi anni. In rosso le previsioni

Oggi però ci sono molte ragioni che ci fanno temere che siamo arrivati alla fine della corsa:  da un lato abbiamo pressochè raggiunto il limite alimentare . Si calcola  che sulla terra vi potranno essere - deforestando  massicciamente  -  ca. 1,4 miliardi di ettari di terre coltivabili.   Una estensione che potrebbe produrre  2 miliardi di tonnellate di grano.    Supponendo che tutta l’umanità diventi  vegetariana (cosa molto  difficile )  sulla terra potrebbero sopravvivere, ma,  ovviamente, molto male, 10   miliardi di  persone.   A spese  dello  sterminio di tutte le specie animali,  della modifica irrimediabile dell'assetto naturale e di un inquinamento spaventoso.  Oltre che della drastica  riduzione della qualità e del tenore di vita.      Non cambia niente se, invece di 10, fossero 9 o 11.    Il limite alimentare  c'è ed è ormai abbastanza vicino. 

Ma vi sono altri pericoli molto gravi: la polluzione, l’esaurimento delle risorse e -forse ancora maggiore  - l’aumento del CO2  nella  atmosfera, che provoca l’effetto serra e cioè il riscaldamento di tutta la superficie terrestre.   La quantità di CO2 nell’atmosfera  è stata ed è  controllata dal benefico effetto della vegetazione e dei  coralli.  La vegetazione trasforma il CO2 in ossigeno, tenendo per sè l'atomo di carbonio.  E  l'ossigeno ci permette di respirare.  Noi viviamo in realtà, in simbiosi con le  piante: se non ci sono le piante, non ci possiamo essere neanche noi.   E se deforestiamo troppo,  moriremo asfissiati.    Ed i coralli trasformano il CO2  in Carbonato di Calcio, da cui è fatto il loro scheletro.   Il CO2 nell’atmosfera, nella quantità di 250 – 300  ppm,    è peraltro fondamentale per la vita :  serve a trattenere parte della radiazione  emessa dal sole sulla terra, che, senza CO2 sarebbe tutta  gelata. Una quantità superiore  può ,   d’altra parte,  portare la Terra a temperature molto elevate. La superficie di  Venere, che  non è riuscita a regolare il CO2, mancando di  piante, è di 500 °C.   

Vero, verissimo che una improvvisa e catastrofica eruzione vulcanica potrebbe alzare il livello di CO2  molto più rapidamente di quello che possiamo fare noi. Vero anche che noi stiamo uscendo da una piccola glaciazione, iniziata nel 1300 e quindi un lento riscaldamento la Terra lo avrebbe comunque.   Ed è altrettanto vero che una anomala eruzione delle macchie  solari potrebbero  arrostirci tutti. Ma questi sono eventi fuori da ogni nostra possibilità di controllo e che purtroppo possono avvenire e probabilmente avverranno.   Noi siamo tutti molto simili geneticamente e praticamente fratelli,  perché 70.000 anni fa il vulcano di Toba, nell’isola di  Sumatra,  ebbe una eruzione che  estinse quasi tutto il genere umano salvo qualche famiglia. Probabilmente sopravvissero  solo qualche decina di individui 

Ma ovviamente è molto  stupido che siamo proprio noi a  procurarci i guai.       Checchè ne dicano i negazionisti, carotando i ghiacci dell’Antartide si vede che in questi ultimi cento anni vi è stato uno straordinario ed anomalo aumento della concentrazione di C02, come non avveniva da almeno 800.000 anni. Non vi è stata, in questi cento  anni , nessuna eruzione vulcanica degna di nota e la glaciazione col CO2 non c’entra niente.  Quindi l’aumento è dovuto solo all’attività umana.  Prima dell’era industriale la concentrazione di CO2 nell’aria era probabilmente di 280 ppm  (parti per milione). Nel 1975 era di 330. Oggi stiamo raggiungendo i 430   e la concentrazione aumenta di 2,25 ppm per anno 

Si  calcola che i  vulcani, oggi,  versano nell’atmosfera  dai 100 ai 200 milioni di tonnellate di CO2/anno. L’attività umana  27 miliardi di tonnellate. 117 volte di più.  I  combustibili, specie il carbone,  contribuiscono a questa quantità per il 64% .  Ma il 34% è dato dal gravissimo  fatto che continuiamo a deforestare per creare campi da arare.    E, d'altra parte,  l'aumento stesso di temperatura dei mari, uccide i coralli . Insomma stiamo correndo il serio  rischio di arrestare il cosiddetto “Ciclo del Carbonio”: quella  regolazione automatica di CO2 nell'atmosfera che ha permesso la vita sulla terra.   

Bisogna tenere presente che un  uomo  delle aree più  ricche,  un americano ad esempio,  produce, respirando, cuocendo i cibi, andando in macchina ed  in aereo ecc. ecc.,  da 3 a 10  Tonnellate di CO2 all’anno.    Una foresta di un ettaro smaltisce ca. 2 tonnellate di CO2 per anno.   Ogni americano, supponendo che emetta la media di 5 tonnellate di C02/anno,  dovrebbe  circondarsi quindi di almeno  2,5 ettari di foresta.  Ma il patrimonio forestale attuale è di ca. 4 miliardi e 587 milioni di ettari. Il che significa che il nostro ecosistema può sopportare un massimo di 1,8 miliardi  di americani.   Impensabile che tutti  i  7 miliardi di esseri umani arrivino al livello degli americani.   Non solo ma ogni nuovo nato in più richiede la distruzione di un pezzo di foresta per dargli da mangiare. Oltre che a consumo di energia  per scuola, ospedale, posto di lavoro ecc,ecc.  Non siamo – per dirla in maniera ottimistica -  in una buona situazione.

Già adesso i cambiamenti climatici sono evidenti a tutti. E la temperatura media è aumentata di neanche un grado. Un  aumento di 2  °C ,  come previsto nel 2050, provocherebbe cataclismi immani e grossi, anzi insormontabili,  problemi di approvvigionamento  alimentare.

 

 

Il prossimo futuro

Vi è sempre nella natura una certa qual capacità di regolazione.   La fertilità  dell’uomo sta diminuendo.       A parte la naturale diminuzione di fertilità nelle razze vecchie, come gli Europei,  sembra che più alto è   il livello  culturale, minore è la  fertilità.     Emblematico è, al riguardo il caso della Francia. La Francia è l'unico paese europeo che non ha mai  avuto una  emigrazione degna di nota, In effetti erano 28 milioni nel 1782 e sono 65 milioni oggi: un andamento  in linea con il moderato e naturale aumento degli ultimi 100.000 anni.   Come mai ?  Durante l'illuminismo, per merito di un nobile gruppo di signore dell'aristocrazia che si sono dedicate all'educazione delle donne, la natalità è stata contenuta e non si sono mai avuti  fenomeni  di  sovrappopolazione. La Francia ha tuttora  una densità di 95 abitanti/km2 contro i nostri 200  Questo è un primo dato positivo: la fertilità sta diminuendo e può diminuire drasticamente per effetto della educazione femminile. Naturalmente dove le donne hanno la possibilità di decidere del loro corpo.  Non, probabilmente, nei paesi musulmani.

Guardiamo il grafico seguente, dove è rappresentato l’andamento del coefficiente esponenziale di fertilità-  Un valore del coefficiente di 0,0236, come si è verificato intorno al 1970, causa un raddoppio della popolazione in 30 anni.    Per non avere aumento di popolazione occorre che il coefficiente vada a zero, come –forse – succederà nel 2045.  Purtroppo in questi ultimi 5 anni la fertilità è tornata ad aumentare, soprattutto per effetto dello smodato aumento di nascite che si è avuto in Africa. Si prevede che l'Africa aumenti la sua popolazione dall'attuale miliardo a due miliardi e mezzo.  Una cosa assolutamente  dissennata e, nella  realtà, impossibile.

 

 

Resta però il fatto che anche supponendo, con ottimismo,  che la tendenza al ribasso riprenda, come  indicato dalla linea rossa, arriveremmo ad avere nel  2050 ca. 8,5 miliardi di persone.     Ed in effetti, a seconda delle circostanze, nel 2050 la popolazione potrebbe essere tra gli  8,5 ed i 10 miliardi di persone. 

Nel grafico seguente facciamo vedere l’aumento nei vari continenti: solo l’Europa ha raggiunto la crescita zero. Dappertutto gli uomini aumentano. E specie in Sud America, in Africa ed in alcune zone dell’Asia aumentano a dismisura. Troppo.

 

E’ molto difficile peraltro che questo aumento possa  continuare, anche   per effetto dell’altro limite, già menzionato,  dovuto all’effetto serra.  Il consumo mondiale di energia aumenta dello 0,9 % per anno. Non solo ma si hanno grandi differenze di consumi tra paese e paese. Negli USA, si consuma pro capite 19 volte più energia di quanto sia  consumata in India e 4,8 volte più della media mondiale.  E' giusto? E' sbagliato? Il problema non si pone. Se tutti gli abitanti del globo volessero consumare come negli USA, l'immissione di CO2 nell'atmosfera aumenterebbe di 5,6 volte.    Moriremmo rapidamente tutti.

Per fortuna  - altro dato positivo - non è necessario  produrre CO2 per avere energia. Il CO2 è prodotto dalla combustione: legna, petrolio e sopra tutto, carbone.  L'energia nucleare e le energie rinnovabili  ( eolica, idroelettrica, solare) ci danno energia senza produrre CO2 e senza aumentare l'effetto serra.  Tra l'altro il sole manda sulla terra in ogni momento  una potenza di 86.000. 1012    W.   A noi, per coprire tutto il fabbisogno mondiale,   ne bastano 15. 1012 W.          Usando  una quantità neanche troppo elevata di pannelli solari possiamo avere  tutta l'energia che ci occorre. Per l’Italia basterebbe coprire con pannelli solari una quantità di ca. 230.000 ettari:  un decimo della Lombardia. Tenete presente che non occorre usare i campi: i pannelli si possono installare sui tetti delle case.  

Insomma dobbiamo convincerci che la Terra ha una estensione limitata  e risorse limitate e che dobbiamo stare bene attenti a non consumarle, pena qualche evento catastrofico.    La domanda molto semplice è: riuscirà l’uomo a comportarsi razionalmente ed  a diminuire rapidamente e drasticamente il suo numero ed il suo consumo di energia “sporca” o andrà verso qualche forma di estinzione di massa ?      Abbiamo davanti l’esempio dei  Lemming, i piccoli roditori scandinavi.  Per  effetto di circostanze favorevoli, aumentano improvvisamente ed enormemente di numero.  Sono costretti allora ad emigrare.    Ne muoiono in quantità enorme, fino a quando  l’equilibrio non si ristabilisce.   Purtroppo l’uomo è peggio dei Lemming: oggi  è in condizioni di autodistruggersi totalmente e distruggere la vita. Dopo il 1950 vi era lo spettro di una guerra termonucleare tra Russia e America.  Oggi il pericolo di una guerra totale si è un po’ allontanato.   In compenso vi è la possibilità di un inarrestabile aumento dell’inquinamento e dell’effetto serra e di una drastica   diminuzione  della quantità di cibo disponibile. 

Gli ottimisti pensano che  si possa confidare nel naturale andamento dei fenomeni: lasciare fare al  decremento della fertilità  per la popolazione  e al mercato per l’effetto serra.  In effetti  si va  naturalmente verso fonti  di energia meno inquinanti e meno costose : l’estrazione del petrolio o del carbone costerà alla fine  di più della produzione di pannelli solari.  Ma il successo di una politica di questo tipo non è certo.    E, dato che  si tratta per l’umanità di una quasi   completa estinzione o almeno di una riduzione catastrofica, come quella dei Lemming, ,  sembra stupido rischiare.  Oltre che criminale. L’uomo non ha bisogno solo di cibo, ma anche di  scuole, ospedali, vita sociale. E anche di spazi, di verde, di un contesto naturale  in cui –come ha fatto per 200.000 anni, convive con gli altri abitanti del pianeta.   Perché l’umanità deve  rinunciare a vivere  bene , come è suo diritto, in un  ambiente sano e piacevole,   semplicemente per lasciare a giovani donne la possibilità  di fare tutti i figli che vogliono?   Il fare figli  ha ormai  un impatto sociale  devastante.  E’ ovvio che debba essere regolato.  La crescita che si è avuto e si ha in parecchi Stati è assolutamente anomala ed innaturale.   Ci sono Stati che sono vere e proprie polveriere.   La Nigeria, che aveva 35 milioni di abitanti nel 1950, ne ha adesso 150 milioni. Una crescita che gli italiani non hanno fatto in 2000 anni: noi,  dall’epoca di Cristo ad adesso, siamo passati da 20 milioni a 60 milioni: 3 volte. La Nigeria è aumentata  più di  4 volte in 60 anni.    E, continuando con questo ritmo,  la Nigeria si avvia a avere 480 milioni di abitanti nel 2050.  Era uno dei paesi piu’ ricchi  dell’Africa, ma gia’ adesso il 35% dei migranti  che arrivano da noi provengono da questo paese.  E la sua economia si basa in gran parte sul petrolio, che non durerà ancora molto a lungo.   Immaginate cosa succederà quando 480 milioni di nigeriani non avranno più da mangiare.   E rendiamoci conto della  criminalità  dei governi che permettono questa filiazione incontrollata.  

Facciamo qualche semplice  calcolo: una  crescita dell’1% annuo della popolazione sottintende già problemi gravissimi. Se, come l’Italia del 1860, vi erano 20 milioni di abitanti, si avevano  ogni  anno 200.000 individui  in più. Ma questo significava   7.000 aule di asilo e  di  scuola in più.   Formazione di altrettanti maestri.   E 200.000 posti di lavoro in più. Ogni anno. E case in maniera adeguata. Un corrispondente aumento di posti in Ospedale e poi in Ospizio e poi in Cimitero.    Capite bene che una economia in espansione, per qualche fortunato evento tecnologico, tipo la scoperta del petrolio, può –forse -sopportare, e solo per qualche anno, un tale impatto. Ma una crescita del 3% è assolutamente ingestibile.  Quando i Veneti ed i Meridionali  dopo il 1860, hanno continuato a fare, nonostante la diminuzione della mortalità infantile per le migliorate condizioni  igieniche  (creazione dei medici condotti, vaccinazioni ecc.),  dieci figli e più,  abbiamo avuto in effetti un aumento del 3% .    Che ha causato la più grande migrazione  che si sia avuto tra i popoli europei. Con l’emigrazione, l’aumento reale è sceso  all’1%. Ma nonostante questo  abbiamo avuto gli  acuti problemi sociali della fine del 900, che sono poi culminati nel fascismo.     C’entra poco  l’assetto sociale, che sia comunista o capitalista o qualsiasi altro assetto politico. Non è che i ricchi mangino 10 volte di più dei poveri.  Se non c’è  abbastanza cibo, è chiaro che non ce ne è per i più poveri.  Ma  non è che venga  mangiato dai ricchi. Non ce ne è in maniera assoluta.   Come pure le strutture sociali non riescono a reggere l’impatto: non ci sono ne’ lavoro, ne’ scuole, ne’ ospedali.   Insomma non ci può essere  un  aumento di popolazione di questo tipo che non produca disastri economici e, quanto meno sociali. Abbiamo tutti gli esempi che vogliamo.   Il Messico era diventato nel 1966 e con 37 milioni di abitanti un paese pacifico e civile, dopo i sussulti delle rivoluzioni e delle guerre civili dei primi anni del 900.  Adesso e’ un paese in preda ai signori della droga con continui ondate di migranti verso gli stati Uniti e in  pieno sfacelo sociale. Ha 128 milioni di abitanti.  Nella stessa situazione sono l’Algeria e l’Egitto. Sono passati l’uno da 26 a 80 milioni di abitanti. L’altro da 10  a 42.   Ma sono  paesi aridi  che vivono prevalentemente dei proventi del petrolio. Quando questo finira’, moriranno in larga parte o elimineranno le popolazioni vicine, occupandone il territorio.                              L’attuale situazione  è pre-catastrofica.    Ma  gli eventi   catastrofici sono repentini e drastici.  Se il traballante sistema economico mondiale cominciasse a cedere. Se ci fosse a causa della siccità o di altro, un certo numero di anni  con produzione agricola ridotta, comincerebbero tali e tante turbolenze, guerre, guerricciole, emigrazioni di massa,  pestilenze da ridurre l’umanità ad un decimo  o poco più. Se  a ciò si aggiungesse qualche guerra termonucleare,    la sopravvivenza  del genere umano sarebbe assai  incerta.  E questo supponendo che non venga interrotto il ciclo del Carbonio: allora sarebbe veramente la fine del mondo.   

Già ora, del resto,  le risorse alimentari stanno diminuendo. Aumenta il numero dei poveri al limite della sopravvivenza.   L’Africa è in uno stato di endemica siccità. I paesi più accorti, come la Cina, stanno furbamente ( e silenziosamente) acquistando enormi quantità di terra  nei  paesi  meno popolati

 

 

 

 

Un vergognoso silenzio

Il problema demografico è l’unico vero grande problema dell’umanità. Ma pochi ne parlano.  Vi sono vari motivi. Intanto ci sono grande differenze nella densità di popolazione tra i vari Stati. Un abitante della Russia,  che ha un densità media di 8 abitanti per km2, avvertirà il problema solo in via teorica, se lo avverte.  Così  come gli abitanti del Nord America:  sono ca. 20 abitanti per km2, contro i nostri 200 per km2.     Si potrebbe pensare di  equalizzare  la densità dei vari paesi. Ma non è possibile:  a parte il fatto che è meglio vivere in Nigeria  che in Siberia, noi abbiamo bisogno degli alberi. Ce ne sono già troppo pochi.   Non possiamo riempire di gente la Russia o il Canadà o il Brasile.   Sono i nostri polmoni verdi : teniamo sempre presente che le citta’ possono sopravvivere solo se, da qualche altra parte, vi sono grandi estese boschive che gli generano l’ossigeno necessario, nonche’ estese culture che gli permettono di mangiare.    Ma questo non e’ ancora sufficientemente chiaro all’uomo medio che semmai comincia, per fortuna, ad avvertire l’effetto antipatico dei cambiamenti climatici, dovuti all’aumento del CO2.    Nei paesi  magari troppo popolati ma ricchi, come l’Europa ed il Nord America,  nasce poi  il fenomeno del rigetto del profeta di sventura.   La maggior  parte degli uomini preferisce vivere alla giornata, senza pensare alle cose serie e quindi brutte,    coltivando miti e passioni un po’ stupidi: il calcio, i divi della canzone, il gossip,  il gioco.  E poco altro.  I governanti  non sono molto migliori dei governati: la  maggior parte dei paesi europei non ha  alcuna capacità decisionale. La democrazia parlamentare non riesce, quasi ovunque , a scegliere i migliori. Sceglie quelli che hanno più glamour alle elezioni e che sono più atti alla sopravvivenza  politica immediata.  Ma che spesso  hanno una capacità intellettiva - e si vede – molto al di sotto dell’accettabile.     Infatti gli Stati più avanzati e reattivi sono la Cina e la Russia: oligarchie  illuminate, in cui il processo decisionale è rapido e basato su criteri strategici   e non tattico- elettorali.

Poi  vi sono motivi ideologico -  religiosi. Purtroppo, in Occidente, abbiamo subito l’influsso di quell’infausto detto della Genesi: “crescete e moltiplicatevi”. Per secoli le Chiese hanno predicato l’indiscriminata filiazione.  Solo  Paolo VI ha introdotto in una enciclica il concetto di paternità responsabile: fate i figli che potete allevare con decenza.   Peraltro il concetto  non è mai stato divulgato come meritava. E anche in successivi lavori, come “Evoluzioni demografiche” del 1994, si prendeva in esame il fenomeno della riduzione della fertilità sottintendendo che si poteva  lasciare fare alla Provvidenza.  Solo il grande Ratzinger ha affermato, nel discorso di Ratisbona, che non ci può essere Verità rivelata che vada contro alla Ragione.   Ratzinger parlava in realtà dei precetti del Corano  (Sura della Conversione  in particolare)  che impone di fare la guerra e di uccidere quelli che non si convertono all’Islam.     E’ una cosa irragionevole e quindi non può essere né da Dio, né vera.  Ma il concetto si estende a tutto. In particolare Dio, oggi, non può chiederci  di moltiplicarci   E non c’è bisogno che ce lo dica: basta la nostra ragione.    Purtroppo adesso è arrivato Bergoglio, portavoce di  un vetero-marxismo ottocentesco, che non  e’ in grado di  neanche sfiorare il problema.       Nelle altre religioni non va meglio:  nell’Islam abbiamo assistito allo sconcio degli Iman che predicavano di fare più figli dei cristiani in modo da sopraffarli col numero.  E infatti  la popolazione musulmana del Bangladesh ,che ha la spaventosa densità di  1069 abitanti per km2, continua ad avere un tasso di crescita di 1,21%/anno. Ma anche l'India, che è invece induista,  cresce dell’1,23%, pur  avendo raggiunto 1,3 miliardi di abitanti e  una densità di 352 abitanti per km2.    Pakistan, India e Bangla Desh sono il grande problema  dell’Asia.   Insomma sembra che le grandi  religioni non abbiamo più la capacità di offrire soluzioni ai maggiori problemi dell’uomo.   Anzi all’unico grande problema che abbiamo davanti: ce la faremo a sopravvivere? 

Non c’è solo stato, per fortuna, il silenzio dell’opaco egoismo  o della irragionevole superstizione. Già nel 1700 Malthus,  un severo e irreprensibile prete anglicano, aveva osservato che la popolazione bianca del New England, in Nord America,  stava crescendo in maniera esponenziale.  Mentre  le risorse crescevano  in maniera lineare.  Si andava verso  la catastrofe. E quindi bisognava limitare le nascite. Malthus, che, coerentemente, ebbe due soli figli,  fu spernacchiato da tutti i preti per  i  successivi 300 anni, perché le sue previsioni sul New England sembrarono smentite dall’eccezionale sviluppo che lo stesso ebbe.   Ma ovviamente aveva ragione.   L’espansione del piccolo New England all’intera America del Nord e’ avvenuto tramite il totale sterminio dei pellerosse e l’espropriazione  delle loro terre.   Cosa che il pio Malthus non poteva sicuramente immaginare

Nel 1970 eravamo in piena espansione industriale. Era  però era evidente  agli spiriti più illuminati che l’espansione non poteva continuare indefinitamente:  la Terra era limitata.  Un grande italiano, Aurelio Peccei , ex manager della Fiat e Presidente della Olivetti,  fondò, insieme ad altri, il  Club di Roma, di cui fu il primo Presidente. Il Club di Roma voleva studiare il futuro attraverso l’esame matematico dell’andamento di  5 variabili: la crescita della popolazione, lo sfruttamento delle risorse, la produzione di cibo, l’inquinamento,  l’industrializzazione. 

 L’elaborazione matematica fu affidata all’MIT. I risultati furono:

  1. Se l'attuale tasso di crescita  delle 5 variabili  continuerà inalterato, i limiti dello sviluppo su questo pianeta saranno raggiunti in un momento imprecisato tra il 2000 ed il 2100. Il risultato più probabile sarà un declino improvviso ed incontrollabile del cibo, della produzione e della popolazione.    
  2. È possibile modificare i tassi di sviluppo e giungere ad una condizione di stabilità ecologica ed economica, sostenibile anche nel lontano futuro. Lo stato di equilibrio globale dovrebbe essere progettato in modo che le necessità di ciascuna persona sulla terra siano soddisfatte, e ciascuno abbia uguali opportunità di realizzare il proprio potenziale umano

Anche il lavoro del Club di Roma fu immediatamente circondato dalle beffe e dallo spernacchiamento degli imbecilli. Tanto più che, subito dopo la sua uscita, si ebbe un notevole incremento della prosperità globale. Peraltro, a  40 anni, di distanza le sue analisi si sono rivelate, purtroppo, tutte vere. Certo non tutto è stato previsto: le risorse di petrolio, ad esempio,  erano più ricche di quanto si prevedesse nel 1970.  Altri parametri considerati  non erano del tutto  esatti.   Ma l’analisi matematica non lascia dubbi: presto o tardi,  tra il 2000 ed il  2.100, avremo un evento catastrofico, se non mutiamo  drasticamente il consumo di energia e l’aumento di popolazione. E più passa il tempo, più le possibilità di una crisi pilotata da noi e abbastanza indolore,  diminuiscono.  Il lavoro è stato rivisto nel 2006. Gli ultimi risultati sono illustrati nel grafico seguente:  

 

Come si vede, si prevede una diminuzione rapida della popolazione, per effetto di mancanza di cibo e polluzione, a partire dal 2030.  Ovviamente, essendo approssimate   le condizioni iniziali su cui si basa il lavoro, non possiamo essere neanche certi del momento in cui la previsione si avvererà. E’ un po’ come quando si prevede il tempo: si sa che la bassa pressione ed il maltempo stanno arrivando, ma non si riesce bene a stimare  il momento esatto in cui il fenomeno si manifesterà. Comunque 10 anni in piu’ od in meno non contano molto nell’analisi del problema.

Un esempio concreto

Ma le precedenti considerazioni, anche se basate su dati scientifici, sono meramente teoriche  o abbiamo qualche concreto esempio di collassi di popolazione dovuti al sovrappopolamento?    Gli esempi sono purtroppo parecchi.  Non parliamo ovviamente di collassi dovuti a guerre o a invasioni: gli Italiani che, nel 535, si riducono da 20 milioni a 5 milioni dopo i 20 anni della guerra gotica o la altrettanto drastica diminuzione dei tedeschi dopo la guerra dei 30 anni nel 1600 sono esempi tipici di collassi dovuti a guerre.     Così nel 1258 e nel 1815 ci sono  state le morie dovute alle  grandi eruzioni vulcaniche.  Le eruzioni vulcaniche di per sè causano pochi morti: solo le popolazioni direttamente coinvolti nelle colate di lava o nei diretti effetti dell'eruzione.  Il problema deriva dalle ceneri che si  diffondono nell'atmosfera su tutto il globo e che causano – se l'eruzione è massiccia – uno, due o tre anni senza estati. Durante quegli anni, non ci sono raccolti e, chi  non ha  riserve, muore di fame. E' quello che è successo nel 1258 agli abitanti dell'Inghilterra, che si sono ridotti di un terzo, e agli irlandesi nel 1815.

Per avere esempi di quello che ci potrebbe succedere dobbiamo esaminare sistemi isolati, come è la terra, il cui collasso sia dovuto esclusivamente all'aumento di popolazione. Ne abbiamo alcuni esempi: gli anasazi nel Nord America, i Maia nel centro America e, sopratutto, le isole Mangareva, Pitcairn, Henderson e  Pasqua nel Pacifico.   Nel collasso dovuto alla sovrappopolazione lo schema è abbastanza tipico: l'aumento di richiesta di cibo causa una sempre più accentuata deforestazione . La deforestazione provoca, dopo qualche anno, l'inaridimento del suolo ed il collasso nella produzione di alimentari.  Spesso accompagnata dall'inaridimento di altre risorse, non rapidamente rinnovabili: cacciagione, allevamento e , ovviamente, legno.    A questi disastri  seguono guerre, collasso delle religioni e della società,  cannibalismo  (l'uomo rimane per lungo tempo l'unica fonte alimentare relativamente abbondante)   e drastico  abbassamento della popolazione a livelli molto  minori dei precedenti.   Se non l'estinzione completa. L'isola di Pitcairn  ne e’ un esempio: è l'isola dove hanno trovato rifugio gli ammutinati del Bounty, che lì hanno fatto una piccola comunità tuttora esistente. Quando sono arrivati quelli del Bounty, l’isola  era totalmente disabitata.   Pochi però sanno che era stata colonizzata intorno all'anno 1000 dai polinesiani che vi avevano prosperato e si erano estinti, qualche centinaio di anni prima,  dopo avere depredato, secondo lo schema precedente,  tutte le possibili risorse. 

L'esempio però  più agghiacciante perchè molto noto e molto ben  studiato,  è quello dell'isola di Pasqua.  L'isola di Pasqua è formata da un gruppetto di 3 vulcani emersi dalle profondità del Pacifico.     Ha  171 kmq di superficie, con una altezza massima di solo 390 mt. E’ come  un quadrato di appena 13 km di lato.  E’ nel mezzo dell'Oceano Pacifico a più di 2.000 km di distanza dal gruppo di isole più vicine. Il gruppo, appunto delle Pitcairn. Fu colonizzata  nell'anno 900 d.C. da un gruppo di abili navigatori polinesiani, a bordo di grosse piroghe  con bilanciere, ricavate da un unico grande albero.   Gli indigeni ricordavano lo scopritore come Hotu Matu'a, il Grande Genitore, che era arrivato -secondo la tradizione -   sull'isola con mogli , 6 figli, maiali, polli e sementi  e, sicuramente,  qualche compagno. Proveniva  dalle Pitcairn: recentemente una piroga analoga è riuscita ad arrivare da Mangareva nelle Pitcairn a Pasqua  in 17 giorni.  Sull'isola arrivò nel giorno di Pasqua del 1722 il navigatore olandese Roggeven, seguito  due anni dopo da Cook, che descrisse gli indigeni, circa 3.000 individui, come piccoli, scarni, timidi e infelici.  L’isola era completamente desertica ma caratterizzata da quelle enormi stupefacenti statue per cui  è nota in tutto il mondo: ca. 887 statue tra quelle in costruzione, quelle abbattute e quelle dritte. Mediamente alte dai 5 ai 6 mt, ma con una di 21 mt. Ma l'alzare e il trasportare quelle statue richiedeva enormi  slitte di legno, funi fortissime e tutta una serie di strumenti che potevano essere ricavati solo da grandi foreste con  grandi alberi.   Oltre a, naturalmente, una popolazione numerosa, ben nutrita e con molto tempo a disposizione.   Ma dove erano questi   alberi se l'isola sembrava un deserto con pochi cespugli di 3 metri, al massimo,  di altezza?   Oggi tramite il lavoro di decine di archeologi che hanno lavorato per anni sui resti del cibo degli isolani, sui  loro scheletri, sui resti degli animali e degli alberi dell'isola, possiamo ricostruirne la storia, almeno a grandi linee, con  assoluta sicurezza.  Quando il Grande Genitore sbarcò su Pasqua, l'isola era totalmente ricoperta da grandi foreste, come del resto le altre  isole polinesiane.   Foreste formate in gran parte da una variante più grande della palma da vino cilena: un albero che oltre le grandi noci, secerne un liquido zuccherino con cui si fa un vino, che con le foglie permette di costruire tetti per le capanne, recipienti, vele per le imbarcazioni. E i cui tronchi formano le grandi piroghe con cui i polinesiani hanno conquistato il Pacifico.   Insomma un albero di cui, come col maiale, si consuma tutto.  Un albero, per inciso, che era lì da almeno 30.000 anni e che aveva superato indenne tutte le variazioni climatiche possibili.        I resti del cibo degli isolani fino al 1200-1300 mostrano il consumo di delfini, tonni, uccelli marittimi e terrestri. Oltre, naturalmente, polli, maiali  e i tradizionali vegetali dei polinesiani: patate, taro, banane, canna da zucchero.   La popolazione crebbe costantemente fino a raggiungere i 20.000 -25.000 abitanti. Una densità di 140  abitanti/ km2: troppa per le risorse dell’isola.    Era divisa in 12 tribù coordinate da un sommo capo di tipo sacerdotale.  La costruzione delle statue cominciò presto  Intorno al 1000.    Probabilmente la religione, anche in questo caso analoga a quella delle altre  isole polinesiane, consisteva nel culto degli antenati e ogni tribù tendeva a tributare ai propri antenati il culto migliore costruendo statue sempre più grandi. La popolazioni e le statue continuarono ad aumentare distruggendo progressivamente le foreste: Tra l'altro gli isolani usavano bruciare i morti e questa pratica richiedeva, anche lei,  molta  legna.    Non sappiamo quando l'ultimo albero fu abbattuto.   Sicuramente intorno al 1600.    E subito dopo iniziò anche la diminuzione delle culture: il suolo si inaridiva e l’isola diventava un deserto.   La popolazione comincia a diminuire  rapidamente.  La dieta non comporta più pesce di alto mare: non ci sono più piroghe per pescarlo. Nè uccelli e maiali: li hanno mangiati tutti.    Si limita a polli e ai vegetali.   Ed ai vicini di casa. Si trovano tracce di cannibalismo e di lotte feroci.  La religione tradizionale viene violentemente rifiutata. Le grandi statue vengono abbattute.   La Provvidenza e la buona sorte che i sacerdoti assicuravano garantita dal culto degli antenati, si è dimostrata una bufala.  Viene sostituita   dall’anarchia e da feroci culti cannibalici.     Un secolo dopo Cook trova le poche migliaia di individui piccoli, infelici e scarni. 

Il seguito, per inciso, è ancora più tragico. Gli europei portano il vaiolo, che decima i pochi superstiti. Nel 1864 1.500 indigeni , quasi tutta la popolazione,  vengono portati via schiavi dai peruviani.    Nel 1871 vi sono sull'isola solo 111 individui.      Adesso stanno lentamente aumentando: vivono di turismo.   Finalmente  le grandi statue degli antenati stanno diventando utili.   

Certamente l'esempio dell'isola di Pasqua non è di molto conforto: dimostra che l'uomo è molto stupido e molto poco razionale.  Ed è capace perfettamente di autodistruggersi.  E, se non riesce ad eliminarsi completamente,  riesce benissimo a rendere la sua vita miserabile ed a distruggere quella vernice di civiltà che è riuscito a darsi.

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La situazione.

Nel sottostante riquadro abbiamo indicato i parametri  demografici di alcuni stati più significativi. Per primi abbiamo messo gli Stati a crescita incontrollata. Il peggiore è l’Etiopia: uno stato di antichissima civiltà che, evidentemente, è stato, in questi ultimi 50 anni, profondamente destrutturato. Ha avuto una crescita spaventosa ed  è diventato, ovviamente, lo Stato  più povero. Nell’esaminare i dati bisogna però  tenere presente che ogni Stato ha le sue peculiarità. Per esempio la densità di popolazione è molto importante per capire la situazione.  Però un conto è avere un’alta densità in un territorio fertile, un conto è la densità di  un territorio desertico. Praticamente l’Egitto e l’Iran, che sono formati soprattutto da deserto, stanno scoppiando esattamente come il Bangladesh, la Nigeria ed il Messico.  Tutti gli Stati del primo gruppo  possiamo tranquillamente definirli stati canaglia e  hanno tutti gravissimi problemi sociali. Sono stati che vanno obbligati al più presto ad una seria politica di denatalità. Oltre a questi vi sono, e non li abbiamo indicati, gli Stati dell’integralismo musulmano: Arabia Saudita ecc. Non sono importanti dal punto di vista numerico, ma sono anche essi preda di una crescita incontrollata: sono scatoloni di sabbia, in cui –finito il petrolio – sarà possibile sopravvivere a molto pochi   Poi sono stati mostrati  4  grandi Stati ad alta civiltà e industrializzazione. Infine due stati europei .

Paese

Area

(mil. km2)

Ab/km2

Tasso% cresc./anno

Abitanti (mil.)

Abitanti nel 1966

Fatt.moltipli. dal 1966

Tasso medio % cresc./ anno dal 1966

Nati/donna

PIL/

capite($)

Mondo

134,94

52

1,14

7000

3500

2

 

 

 

U.E.

4,32

113

0,3

486

400

1,21

 

1,55

 

Etiopia

1,11

76

2,5

102

16

6,4

10,74

4,3

1800

Pakistan

0,8

260

3,55

193

43

4,5

7

3,5

5000

Messico

1,9

57

1,3

127,5

38

3,34

4,6

2,21

17000

Bangladesh

0,15

1092

1,1

147

51

3,2

4,4

2,14

3600

Iran

1,65

42

1,2

68

21

3,2

4,4

1,68

7000

Egitto

1

79

2

79

26

3,03

4

3,3

11000

India

3,3

385

1,2

1266

439

2,88

3,82

2,4

 

Nigeria

0,9

174

2,6

160

55,6

2,87

3,74

2,6

6000

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Canada

10

3,3

1,2

33

19

1,7

1,4

1,59

45000

USA

9,6

31

0,7

298

188

1,6

1,2

1,84

55000

Russia

17

8,4

-0,2

142

124

1,14

0,28

1,27

25000

Cina

8,9

143

0,48

1385

700

1,98

2,56

1,57

7683

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Francia

0,54

95

0,45

65,5

50

1,31

0,6

2,01

41000

Italia

0,3

201

-0,2

60

52

1,15

0,48

1,37

30000

 

 Che fare

Il che fare è semplice da dirsi: basta convincere (o obbligare) tutte le donne a non fare più di due figli e basta convertire tutte le automobile in auto elettriche e tutta la produzione di energia termica in energia solare.  Sono dei provvedimenti che –oggi –da un punto di vista tecnico sono perfettamente possibili.    E che sono stati già fatti,  o si stanno facendo,  con ottimi risultati in Cina. La Cina è passata in 30 anni, con la politica del figlio unico,  da quasi il 3% allo  0,48% di incremento di popolazione per anno. La politica del figlio unico non è stata più necessaria in questi ultimi anni e, infatti,  oggi ogni donna ha il permesso di  fare due figli.  Nel frattempo peraltro le donne si sono abituate a contenere spontaneamente  le nascite: nella realtà  ogni donna cinese non fa più di 1,57 figli  Per quanto riguarda l’inquinamento vi è stata una tale moria di cinesi negli anni scorsi per tumori e malattie polmonari che il governo ha deciso la costruzione di 27 centrali nucleari e l’abbandono del carbone il più rapidamente possibile.   Quello che è possibile ad un governo deciso e illuminato, non è facile però altrove (anche se è indispensabile).  Vi sono problemi enormi, sia individuali che legati  alla cecità dei vari Stati.  Ad esempio, noi, da sempre, siamo stati abituati a pensare alla bellezza di una famiglia numerosa ed a come è dolce  essere circondati dal sorriso dei bimbi.  Anzi  ci è stato insegnato che la regolazione delle nascite è un grave peccato contro Dio.   Se si faceva l’amore non si dovevano usare metodi contraccettivi.    E poi non ci sono gravi e insormontabili problemi in un invecchiamento della popolazione? Chi pagherà le nostre pensioni? Diciamo che ai primi problemi ha già risposto Ratzinger: il vero, grande peccato è andare contro Ragione. E non è tempo di sentimentalismo imbecille e buonismi idioti, che ci porterebbero alla catastrofe. E’ una situazione in cui è necessario sacrificare le nostre convinzioni, le nostre care e vecchie abitudini, le nostre inveterate credenze  per il bene dell’umanità, per salvare il salvabile.                                                                                         Anzi per ritornare ad una vita più naturale: per tutti i 200.000 anni di vita dell’homo sapiens,  ogni coppia ha avuto mediamente due-tre eredi: quelli che arrivavano fino all'età della procreazione.    Bisogna immediatamente tornare a quella situazione. Una donna che procrea più di due figli o è una egoista criminale o è una ignorante.   Spesso tutte e due

Per quanto riguarda le pensioni, si tratta di problemi facilmente risolvibili col ritorno ad un po’ di socialismo. Intanto ogni essere umano ha sempre lavorato , più o meno,  fino a 5 anni prima della morte.  Non  si capisce perché non dovremmo farlo anche noi. Certo ci sono i lavori usuranti e quelli ripetitivi e alienanti. Beh, potrebbe essere programmata una socialistica  rotazione del lavoro: chi ha fatto l’impiegato statale passerà a lavorare nella siderurgia e viceversa.    Peraltro non ve ne sarà bisogno: siamo alla vigilia di una nuova, grande rivoluzione tecnologica: la rivoluzione robotica. Tra poco gli uomini non avranno più bisogno di lavorare. Anzi  l’avere un lavoro sarà un raro privilegio. E di lavori per l’uomo ne rimarranno assai pochi (altro motivo per essere molti di  meno). 

A livello internazionale ogni nazione   deve vivere nel suo territorio  e del suo territorio.  Non può pensare di invadere il territorio altrui né con la forza, né con l’emigrazione.  Non ci sono più spazi disponibili.  Quelle terre pressochè disabitate che gli  Europei  hanno trovato nelle Americhe non esistono più in  nessuna zona della terra.    E quindi ogni stato sarà obbligato a gestire la sua politica energetica e la sua demografia in maniera corretta e responsabile.   La comunità internazionale dovrà dare tutta l’assistenza finanziaria   per la riconversione energetica e per le politiche di denatalità  ai singoli Stati.   E dovra’ respingere invece con la massima energia i tentativi di immigrazione incontrollata che non fanno altro che eludere e incancrenire le vere ragioni del problema.   Uno Stato che non si comporta in maniera responsabile verso il resto dell’Umanità,   sarà considerato uno stato canaglia, indegno di far parte del consorzio umano e con cui non si devono né si possono avere rapporti.    Non c’è bisogno di pensare alla forza: bastano provvedimenti economici. Se non compriamo più il petrolio nigeriano o i prodotti  egiziani,  quegli stati si convertiranno rapidamente e autonomamente alla  denatalità ed alla ecologia.   Certo i problemi sono immensi. Ma sono dovuti soprattutto alle potenze che,  ancora oggi, nel bene o nel male, condizionano, in larga misura,le idee e il percorso della umanità: l’America e l’Europa. Ambedue  sono, per motivi diversi, immobilizzate e anzi dannose.   L’America  non sente il problema demografico. Comincia pero’ a sentire i problemi dovuti al cambiamento climatico. E’ peraltro caduta  in questi ultimi anni, in mano di quella immorale plutocrazia  che sono i finanzieri  e gli industriali del web.  Manca di ideali e vive   grossi problemi sociali.   La differenza tra le classi povere ed  i ricchi stanno rapidamente aumentando. Le teorie del politically correct  stanno uccidendo la libertà di pensiero e, anzi, creano quel pensiero unico così comodo e così caro ai potenti. Peraltro l’America è un paese giovane e con risorse morali e di energia enormi, da cui ci si può aspettare colpi di coda libertari e scientifici.

L’Europa, quella occidentale almeno,  – gli stati dell’Est sono molto diversi  - è stata fino a pochi anni fa la depositaria di quell’inestimabile patrimonio di sapienza scientifica ed umanistica che poteva indicare le soluzioni più  razionali  ai problema di cui stiamo parlando.  Oggi vive  una crisi genetica, biologica e morale probabilmente irreversibile. Sono paesi  vecchi  e come tutti i vecchi sono  incapaci di decidere e di fare alcunchè che non sia la quotidiana miserabile sopravvivenza.   Gli alto-borghesi  che formano le classi dirigenti  sono ignoranti e degenerati: rifiutano l’antica  sapienza  europea e si cullano in banali scopiazzature delle mode che vengono dall’America, senza peraltro averne l’energia e la profondità morale.   Come risultato trascurano i grandi problemi  e si concentrano su  problemuzzi  irrilevanti o inesistenti:   l’omofobia, il razzismo, i gender, il veganesimo,  l’animalismo.     Sono profondamente corrotti   da 50 anni di lusso sfrenato, che come già avevano osservato i Romani,  è fonte di decadenza.  Nei riguardi del fenomeno della sovrappopolazione, oscillano tra il furbesco  sfruttamento dei migranti  e il buonismo ignorante, senza minimamente andare alla radice del problema.      Forse l’unica possibilità è che il popolo,  che ancora  vive la vita in maniera dura e seria, riesca a prendere il potere e spazzi   via questa borghesia inutile e dannosa.

Insomma che America ed Europa –come entità statali -  prendano coscienza del fatto che siamo ad immediato pericolo di estinzione è poco probabile. Bisogna contare sui singoli. Sulla capillare informativa del problema a livello dei singoli in tutto il mondo. Creare dei missionari  che si dedichino alla istruzione delle donne dei paesi sottosviluppati, come le nobili francesi del 1700,  ed  all’insegnamento delle tecniche di utilizzo delle energie rinnovabili, in particolare del fotovoltaico.   Bisogna promuovere, specie tra i giovani dei paesi emergenti,  la nuova grande missione, il nuovo grande ideale : scongiurare il suicidio dell’umanità.  Non  più o non solo “save the children” , ma “avoid the children”.

  Vi è una sola altra  speranza. La Cina sta portando avanti un piano di massicci investimenti  in Africa. Una specie di piano Marshall, che costruirà tutte le infrastrutture dei paesi africani e che sarà accompagnato da una forte emigrazione cinese. Si parla addirittura di 500 milioni di cinesi  che si trasferiranno in Africa.   E a quel punto non vi è dubbio che la politica del figlio unico adottata in Cina verrà introdotta anche in Africa.  E forse sarà la salvezza di tutti. 

In un simposio scientifico tenuto recentemente in Australia sono state indicate le uniche 3 possibili opzioni per uscire da questa drammatica situazione: 

  1. bloccare le nascite per un decennio, cercando di riportare l’umanità ad un numero sostenibile per le risorse del pianeta:
  2. colonizzare altri pianeti;
  3. Scatenare una guerra globale per le ultime risorse del pianeta capace di eliminare tre quarti degli uomini, per poi ricominciare.

Non c'è bisogno che vi dica quale è la soluzione più probabile

Settembre 2017

Lucio Dal Buono - Milano