Lucio Dal Buono

Certosa

I Certosini  sono  monaci di  clausura con  una regola particolarmente severa. L’ordine è stato  fondato nel 1084 da S.Brunone sulle montagne della Grande Chartreuse in Francia.  Non possono avere contatti con l’esterno.  Al contrario dei Benedettini privilegiano la contemplazione al lavoro. Il cibo è scarso. Il sonno limitato a poche ore: si svegliano alle 4,30 per cantare i mattutini.

All’ingresso nel convento dimenticano il mondo e vogliono essere da questi dimenticati.

Vengono sepolti in fosse contrassegnate da una croce nera senza alcun nome.  Il totale abbandono dal mondo ha sempre attirato persone particolari,  spesso di grande valore.  Sciascia sosteneva che il grande scienziato Maiorana, misteriosamente scomparso, si fosse volontariamente seppellito in una Certosa.

Questa è l’ultima lettera scritta da un novizio prima dei voti.

“ Addio care amiche.  Vi ho molto amato e Vi amo molto: per questo Vi devo abbandonare. Forse non mi capite, ed ognuna di Voi può avere la triste impressione di un abbandono.  Non è così.  Lasciatemi spiegare.   In ognuna di Voi trovavo un riflesso dell’Eterno ed una stupenda unicità. Il Tuo seno, Anna.  Le Tue gambe, Rita. La Tua dolce, profumata pelle,  Sandra. Un puro alabastro da accarezzare a lungo con infinita dolcezza: Il Tuo collo, Renata. Quei punti misteriosi ed irresistibili tra l’ascella ed il seno, così unici, così tipici della donna. Ed il Vostro  dolce mistero?  La Vostra femminilità più intima. Sempre uguale, ma così diversa dall’una all’altra. Sintesi somma e bellissima del Vostro essere in cui io mi abbandonavo, mi perdevo per ore, ora contemplandola ora accarezzandola,  con il capo abbandonato nella dolce morbidezza delle Vostre cosce.

Ma sapete che a volte mi pareva di impazzire? Pensavo ai due,  tre miliardi di donne che sono come Voi.  Come voi colme di una ineffabile unicità e che non avrei mai potuto né conoscere, né possedere.  Un pensiero colmo di un dolore, una sofferenza indicibile.  Perché - come dice Goethe- “Das ewig weibliches zieht uns hinan”. L’eterno femminino ci spinge verso l’Alto, verso l’Assoluto. E  Voi siete uno stimolo continuo, una spinta eterna verso un possesso mai appagato, che mai si placa, che sempre si rinnova.  Verso un Alto che mai si raggiunge.   A questo continuo tormento, che sopravvive anche alla meraviglia del possederVi,  si aggiunge –ahimè – la consapevolezza, che ormai ho intuito,  della vostra fragilità.

Mie dolci, bellissime amiche, ho visto in Voi purtroppo i segni del tempo.  I Vostri seni non sono più così turgidi e pieni.   La Vostra pelle non è più così liscia e compatta. La Vostra natura di fragili creature mortali sta prendendo il sopravvento sulla Vostra femminilità.

Ma Voi siete uniche. Non Vi sarà mai più altra donna come ognuna di Voi. Ed io non voglio perderVi. E poi sono stanco di questo perenne pungolo.  Di questa eterna spinta verso il Femminile. Verso questo Eterno sempre nuovo e mai appagante.  E’ per questo che mi sono deciso.

Dio mi ha dato questo stimolo. Dio è anche l’Unico che può soddisfarmelo.  In Lui troverò tutte Voi. Perché siamo tutti in Lui e Tutto è Lui.     Devo solo aspettare un poco e poi Vi troverò  e troverò la mia felicità.  Quando sarò in Lui, potrò possederVi tutte nell’eterno della Grande Donna, distesa tra le costellazioni, aperta e bellissima per tutta l’eternità. La Sintesi di tutta la femminilità in cui anche ognuna di Voi sarà presente, unica e molteplice. E saremo sempre insieme nell’eterno e finalmente appagante Amplesso.

Arrivederci quindi, mie dolci ed indimenticabile amiche. Non assisterò  al declino ed alla fine dei Vostri corpi. Vi ritroverò giovani, bellissime e perfette,  nell’eterno e continuo Amore”

Dicembre 1997

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