Lucio Dal Buono

Uomini e no

L’altra settimana Giampaolo Pansa ha presentato il suo ultimo libro: “Il sangue dei vinti”. La storia delle 19.800 persone fucilate, strangolate, annegate, sepolte vive dai comunisti nell’immediato dopoguerra  e precisamente dal 25 aprile1945  alla fine del 1946, quando Togliatti diede finalmente ordine ai suoi emissari locali di farla finita con lo stillicidio dei morti. Non è comunque il libro che fa pensare: le stragi del dopoguerra erano ben note e già oggetto di precisi studi storici. Giorgio Pisanò ne aveva  fatto una monumentale opera, ricostruendone tutti i dettagli.    E’ il personaggio Pansa che da motivi di conforto.

Mi capita  sempre più spesso, e penso che capiti anche a Voi,  di provare un senso di rifiuto quando apro il giornale: ogni giorno brutte notizie.  Ma non sono brutte le notizie relative a disgrazie o a morti.  E neanche quelle di vicende tutto sommato naturali,  frutti delle nostre passioni e dei nostri errori: omicidi, furti e robe del genere fanno parte, in un certo modo, della normalità.  Quello che mi demoralizza è il prevalere della cattiveria pura o dell’imbecillità o dell’ingiustizia.  Tanto per dirne una la persecuzione a cui sono sottoposti in questi giorni quei due genitori che 5 anni fa hanno raccolto in Albania un disgraziato bambino e l’hanno allevato con amore ed affetto. Anziché dargli una medaglia sono in galera e questo lercio Stato gli sta strappando il figlio.    O il quotidiano,  inutile, fastidioso, stupido blaterìo dei nostri esponenti politici.

E’ il momento in  l’umanità mi si presenta nelle sue espressioni più basse.

Ogni tanto però c’è una luce di umanità, di bontà, magari non dovuta e quindi ancora più delicata.     Ed allora finalmente mi consolo un po’ e per qualche giorno dimentico il detto che,  ahimè, ormai sempre più mi viene alla mente”Più conosco gli uomini, più amo gli animali”.

Lasciatemi quindi ricordare Pansa, più del suo pur notevole libro.  E’ l’attuale Vicedirettore dell’Espresso.  Si è sempre distinto per il suo  antifascismo senza compromessi.    E’ di sinistra, non per bisogno – dato che è un ricco borghese – ma per una istintiva appartenenza alla sinistra.   Ha fatto tutta una serie di libri, tra cui la storia, un po’ patetica,  dell’esercito di Salò.

A questo proposito bisogna sfatare una leggenda: l’appartenenza alla sinistra od alla destra non c’entra niente – almeno oggi – con lo stato sociale di una persona. Altrimenti non si spiegherebbe perché i girotondini e la sinistra sia oggi formata dai più ricchi borghesi e la destra politica sia invece particolarmente forte nelle borgate romane.   L’appartenenza ad una fazione politica è un fatto sentimentale come l’essere tifosi dell’Inter o del Milan.  Uno nasce interista o milanista per misteriose tendenze emotive. Così si è portati al progresso, alla libertà,  al sole dell’avvenire ed allora si è di sinistra.  Oppure si preferisce il conforto della tradizione, la poesia del Natale, la saldezza della giustizia: si è di destra.

Quando si è giovani si da grande importanza a queste tendenze. Anzi tendiamo, erroneamente ad immedesimarci in esse  ed a razionalizzarle. Le chiamiamo “le nostre idee”.  Ma non sono idee. Sono istintive pulsioni che ci portiamo dentro e che provengono da chissà quali strani giri genetici ed ambientali.   Sicuramente non sono cose di cui vantarsi tanto, non più di quanto ci si possa vantare di avere un carattere di un tipo piuttosto che di un altro. “ Non avrai altro Dio fuori che Me!”. Tanti invece fanno un Dio delle proprie idee.

Dio invece non è né di destra o di sinistra e, sapendo tutto, è in grado in ogni circostanza di decidere al meglio.  Noi, Suoi figli e dotati di ragione, dovremmo cercare di tendere verso di Lui e di fare come Lui.    E quindi possiamo benissimo cercare di superare le nostre elementari pulsioni e, con la ragione, con l’umanità e magari con un  po’ di ironia, cercare almeno di avvicinarci al Suo livello.

Arrivato ad una certa età, uno che dice con orgoglio “Sono di destra “ o “sono di sinistra”,  è un po’ imbecille. Dovrebbe invece vergognarsene e parlarne semmai come  di una piccola, fastidiosa tara che si sta portando dentro ma di cui spera presto o tardi di emendarsi.

Ancora peggio è il vecchio fanatico e fazioso. Quello che sa sempre tutto. Da una sensazione di fallimento e di tristezza.

Ebbene Pansa, con questa sua ultima fatica,  è indubbiamente salito ad una superiore condizione umana.  Pur non rinnegando sé stesso, le sue origini, le sue pulsioni è riuscito a comprendere le ragioni degli avversari, a chinarsi su di loro con umanità, a stigmatizzare i crimini commessi dai suoi amici e compagni.   E’ un Uomo che sta avvicinandosi all’Assoluto.

E questo mi da un conforto. Non siamo tutti Quaquaraquà.  Ogni tanto c’è qualcuno di noi che riesce ad essere un po’ più uomo. Un po’ più giusto, un po’ più Dio. E se ci riesce anche uno solo, niente è perduto.    Possiamo riuscirci tutti.   Grazie Pansa.

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