Lucio Dal Buono

Democrazia

Massimo Fini è un socialista per tradizioni familiari: figlio e nipote di  quei socialisti poveri ed onesti dei tempi remoti.

Ha sempre quindi combattuto la ladronerie e le prepotenze di Craxi e della sua cricca. E’ stato per questo  lungamente ghettizzato.  Ora è un feroce antiberlusconiano, con tutto quello che questo comporta in termini di accesso ai media.     Peraltro non  ha mai scodinzolato dinanzi ai poteri forti: è sempre stato anticomunista e non legato ai padroni degli ultimi trentanni. Repubblica e gli altri giornali padronali gli sono quindi negati.

Nonostante sia una delle penne più brillanti e divertenti del giornalismo italiano, è costretto a scrivere articoli saltuari su giornali di importanza secondaria: Libero, il Giorno e qualche altro.

Come capita spesso agli spiriti liberi ha anche un brutto carattere e brutte abitudini. La sua polemica è a volte un po’ astiosa.  Le sue abitudini esagerate come le sue idee. Fuma come un turco e gioca d’azzardo come un volgare Emilio Fede.

Però è uno spirito libero e originale.  Riesce spesso a smascherare falsi miti, nascosti dal conformismo.

Il suo ultimo libro “Sudditi.Manifesto contro la democrazia”, ha il pregio di evidenziare , in maniera chiara e accessibile a tutti, i difetti ed i limiti delle democrazie  rappresentative.   Quelle insomma di cui godiamo.

Non che Fini rinneghi la bontà della Democrazia: le comunità  medievali che si radunavano intorno alla chiesa erano un ottimo esempio di buon funzionamento della democrazia. Anche perché i contadini, gli artigiani ed i borghesi discutevano e parlavano di problemi che conoscevano perfettamente.    Ma di questa democrazia reale ne rimane solo un pallido ricordo nelle assemblee e nei referendum della Svizzera.  La fregata è cominciata infatti quando si è  cominciato a dire che bisognava eleggere dei rappresentanti.          I rappresentanti sono i politici ed  i politici, che del loro mestiere vivono, hanno un solo ed unico interesse: sopravvivere e perpetuare il mestiere di padre in figlio.   Tra i politici di tutti i partiti esiste un  fondamentale coesione di interessi: tutti vivono la stessa esperienza e formano una classe a sé che si perpetua di padre in figlio ed in cui le differenze ideologiche sono solo di facciata e comunque sono molte meno importanti della coesione data dagli interessi concreti di lavoro.   Basta vedere come si indignano quando qualcuno di loro viene fatto fuori e come difendono compatti ed in silenzio le loro altissime retribuzione e le loro ancora più alte pensioni.     Fini mette in evidenza anche la  illogicità della situazione: paghiamo – e lautamente – delle persone perché ci comandino.

La loro selezione è a rovescio: non viene premiato chi  ha maggior capacità. Viene premiato che maggiormente si adegua ai capi dei partiti. Quindi i più servili, i più ipocriti, i più vermi.

Fini ricorda che i nobili di un tempo avevano molti privilegi.  Però avevano anche  il dovere di difendere il paese e quindi spesso morivano in  guerra. Dalle statistiche  emerge che  ben pochi nobili francesi dell’epoca rinascimentale e fino al 700, sono morti nel loro letto.

La attuale classe politica è privilegiata senza alcun merito.

Ma almeno questa apparente democrazia ci porta dei vantaggi ? Mah. Se parliamo di tasse, occorre ricordare che tasse del 10% erano considerate mostruose e aberranti: si ricorda ancora con orrore la famosa decima del reddito da dare in tasse negli stati della Chiesa.

E per quanto riguarda l’uguaglianza di fronte alla legge, solo gli sprovveduti possono sostenere che un Sofri od un Berlusconi sono trattati come un sciur Brambilla qualunque. Per non parlare del fatto che la diceria che il  nostro voto sia libero è una sciocca finzione: noi votiamo per il piatto che la pubblicità, i media, le televisioni ci propinano.

Insomma un libro controcorrente, interessante e godibilissimo e forse, purtroppo, anche molto vero.

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