Lucio Dal Buono

Gheddafi ed il Berlusca

La lettera che Gheddafi ha scritto a Berlusconi, è profondamente commovente. Anche se Gheddafi era un bandito da strada – e lo era -, è stato anche il nostro ospite. Eravamo legati a lui da una alleanza di vita e di affari. Berlusconi gli aveva addirittura baciato le mani e si era genuflesso di fronte a lui in inauditi e disgustosi leccamenti di culo.  E non – spero - perché gli fosse simpatico. Ma semplicemente perché la Libia è il nostro maggior partner commerciale e ha per noi una importanza strategica eccezionale. Tutta la nostra vita è basata su due pilastri energetici: il petrolio libico ed il gas  russo.   Quindi quegli indegni scodinzolamenti, anche se indicativi della portata etica dell’uomo, potrebbero essere giustificabili.

Ma non è giustificabile quello che segue.  Quando un gruppo di nostri pseudo alleati, cerca di fregarci il frutto delle nostre fatiche e delle nostre leccate di culo, che facciamo? Nulla.  Anzi contribuiamo a distruggere il nostro alleato e quindi i nostri beni, le nostre fatiche ed i nostri investimenti. Forse però non potevamo fare altro, vasi di cocci in mezzo a vasi di ferro, come siamo.  Però, alla fine, la Storia ci da una incredibile opportunità. L’alleato tradito si rivolge a noi per avere almeno salva la vita, per avere un esilio dignitoso.   E noi  lasciamo che questa incredibile possibilità, che,  oltre al resto, ci da la possibilità di comportarci da uomini, svanisca e che gli eventi ci lascino totalmente e completamente cornuti e mazziati.

Ma insomma! Che ci voleva a prelevare con un elicottero Gheddafi dalla Sirte e a tenerlo prigioniero? Poi si poteva consegnarlo al Tribunale dell’Aia, consegnarlo ai ribelli, metterlo al comando di una armata di liberazione, mandarlo in esilio in Guatemala, tenerlo noi qui a fare un po’ di paura al nuovo Governo.   Si potevano rispettare i dettami dell’umanità e della morale e intanto riprenderci il nostro.  E questo, oltre al resto, comportandoci da uomini e non da vigliacchi traditori.

La pochezza di questa classe politica –che meriterebbe almeno di essere cosparsa di pece e catrame ed esposta a piazzale Loreto – fa il paio solo con la cretineria della stampa, dei mass- media e di quella borghesia ricca e egoista, che sta inneggiando alla democrazia ritrovata. La realtà è che in Libia e in tutto il Magreb  stanno reintroducendo la Sharia.   Cioè una  superstizione blasfema, che pretende che la Realtà Eterna  voglia che ci tagliamo un pezzo di genitali, che non beviamo vino, che non mangiamo un panino al salame e che i genitali  della nostra donna siano custoditi direttamente dall’Eterno.    Riaffermiamo i diritti della civiltà, di Dio e dell’Uomo. Che la Sharia rimanga là, dove purtroppo già c’è,   e che venga almeno messo alle nostre frontiere un robusto vallo di vino, salame e prosciutto che impedisca il passaggio agli idioti.  Ce ne abbiamo già abbastanza noi.

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