Lucio Dal Buono

Crociate

E’ di moda parlare male delle Crociate e citarle come esempio di una  Cristianità aggressiva ed imperialista, che – in spregio alla Legge di Cristo ed alle stesse ragioni dell’umanità - invade il territorio di altre popolazioni saccheggiando e violentando.

Niente di più falso. Fatti salvi gli atroci fatti individuali, in cui la naturale bestialità dell’uomo si esercita, le Crociate sono state un grande e nobile sforzo per  difendere le popolazioni dell’odierna Turchia dal genocidio.  Turchia  che, all’epoca delle Crociate,  non si chiamava Turchia, ma Romania.   Era il centro dell’impero romano-bizantino, dove popolazioni di alta civiltà vivevano pacifiche, coltivando il loro plurisecolare cristianesimo.

Intorno all’anno 1.000,  la stabilità e la pace che si erano da parecchi anni instaurate con i vicini paesi arabi, venivano turbate dall’affacciarsi ai confini orientali della prime ondate di barbari turchi musulmani.

Per primo veniva travolto il regno armeno. La capitale Anie veniva conquistata e totalmente distrutta dopo un assedio durato 15 anni.  Gli Armeni superstiti emigravano all’interno dell’impero bizantino verso la Cilicia e la Siria, la zona che si sarebbe in seguito chiamata la Piccola Armenia.   Nel 1076 l’imperatore bizantino Romano Diogene muoveva con un grande esercito verso i confini orientali dell’impero per fronteggiare l’invasione.   A Mazincerta l’esercito bizantino, forte di 100.000 uomini,  veniva completamente distrutto, anche per la diserzione di parte della nobiltà romana,  e lo stesso imperatore cadeva prigioniero.

In preda ad una gravissima crisi politica, i romano-bizantini non riuscivano ad organizzare una efficace difesa e venivano ricacciati sempre più indietro in una serie di battaglie.

Quando nel 1095 il papa Urbano II interviene al Concilio di Clermont e  bandisce la prima Crociata è per difendere i Cristiani di Oriente dal massacro.  Riportiamo le sue parole, che non hanno perso, a distanza di tanti secoli, il loro splendore: “ Beneamati fratelli,  spinto dalle esigenze di questo tempo, io, Urbano, che porto per volontà di Dio la tiara pontificia, sono venuto qui a voi, servitori di Dio, per svelarvi l’ordine divino.  È urgente portare con sollecitudine ai vostri fratelli di Oriente l’aiuto tante volte promesso ed ora veramente necessario. I Turchi e gli Arabi li hanno attaccati e sono avanzati nel territorio della Romania fino ai Dardanelli,  li hanno vinti in battaglia sette volte, ne hanno uccisi e fatti prigionieri in gran numero, hanno distrutto le chiese e devastato il paese. E, se voi ora li lasciate fare senza resistere, essi estenderanno ulteriormente il loro dominio su molti fedeli servitori di Dio………

 

Urbano non fa cenno alla Terra Santa o a Gerusalemme.  L’emergenza è un’altra: aiutare la Romania a resistere, l’impero bizantino a mantenere i territori della più antica Cristianità.  Dal 1076 al 1095 infatti tutta la Romania era stata persa dai bizantini: i Turchi erano arrivati di fronte a Costantinopoli ed avevano fondato un impero con capitale a Irconium, nella zona centrale del paese.     L’anno dopo i  Crociati si radunano a Costantinopoli,  da dove poi partono per la riconquista dell’Anatolia.   Prima fanno un preciso patto con l’imperatore Alessio Comneno: gli avrebbero restituito  tutti i territori occupati dai Turchi e  avrebbero riconosciuta la sua sovranità anche nei territori di loro autonoma conquista.   L’esercito crociato infatti lascia  Costantinopoli accompagnato da un forte contingente bizantino, comandato dal generale Tatikios.  L’imperatore Alessio seguiva con il grosso dell’esercito imperiale per consolidare territorialmente le conquiste fatte.  I  Crociati sconfiggono i Turchi in due o tre battaglie, rioccupano Irconio e si dirigono non verso la Terra Santa , ma verso Nord-Est per riprendere le zone orientali dell’impero.

In quelle lontane regioni accade anche l’episodio celebrato da Verdi ne “I Lombardi alla prima Crociata”.     Quasi tutta la nobiltà lombarda, con in testa l’arcivescovo milanese,  viene sterminata.  E non per riprendere Gerusalemme, ma per difendere qualche remota comunità cristiana dell’Anatolia Orientale.

E’ solo dopo avere terminato la riconquista dell’Anatolia  che i Crociati puntano a sud, superano la catena del Tauro (alta più di 3.000 metri) per riprendere la Cilicia, con Tarso, la città di S.Paolo, e successivamente la capitale della Siria,  Antiochia, che era stata conquistata dai musulmani pochi anni prima, nel 1078.   Notate che nella riconquistata sono aiutati dalla popolazione che,  in quasi tutte le città,  insorge contro il dominio musulmano.

Ripresa Antiochia, dopo una durissima lotta, il loro obbiettivo –diciamo così – istituzionale,  è terminato.      I territori bizantini sono stati in  gran parte riconquistati. Ed  infatti la cooperazione crociato-bizantina si arresta qui.  Il contingente bizantino non prosegue.   I Crociati si spingono ancora più a sud verso la Palestina  con obbiettivi autonomi di conquiste spesso personali. Ma questa è un’altra, ben più nota storia.  Basti dire comunque che, dopo quegli anni,  la difesa della Cristianità si articola su questa duplice tenaglia:  i bizantini difendono il limes nord orientale. Lo stato crociato difende la zona meridionale.   Quasi sempre supportandosi a vicenda. E soprattutto difendendo  l’Europa, in una azione di contenimento della continua  spinta musulmana.  Non dimentichiamo che l’impero romano-bizantino ha per quasi mille anni posto un ostacolo insormontabile ai conquistatori che volevano avventarsi su un Europa ancora primitiva.   Se non parliamo l’arabo e non ci tagliamo pezzetti di organi genitali,  è soprattutto per merito di quei popoli anatolici,  Galati, Lici, Frigi, Efesini, a cui parlava S.Paolo e che sono per sempre scomparsi.   Quando Costantinopoli cadrà, gli Stati europei saranno già forti e  militarmente ben attrezzati.  Cionostante i  musulmani conquisteranno i Balcani e l’Ungheria, arriveranno fino a Vienna e devasteranno per parecchi anni le campagne del Friuli e le coste dell’Italia meridionale.

Quello che comunque qui ci preme mettere in evidenza è che l’ azione dei Crociati ha avuto successo. Forse ai nostri occhi momentaneo. Infatti la Romania orientale veniva di nuovo e definitivamente perduta dai bizantini 100 anni dopo e poi, appunto,  lo stesso impero sarebbe terminato nella catastrofica conquista  di Costantinopoli del 1453.

Però chi può dire ? Forse, senza l’azione dei Crociati,  si sarebbe avuto un massacro rapido e totale, come quello avvenuto secoli dopo a spese degli Armeni o come quello di cui sono vittime oggi i cristiani del Sudan.

Nei tre secoli infatti trascorsi dalla prima Crociata alla conquista di Costantinopoli,  i Turchi si erano parzialmente inciviliti.  All’epoca della definitiva conquista della città, non erano più  i feroci massacratori di qualche secolo prima: il contatto con la superiore civiltà romana li aveva mitigati. Avevano imparato ad apprezzare i vinti ed a tollerare il cristianesimo dei loro sudditi, anzi ad utilizzarne le loro capacità.  Nell’esercito che conquista Costantinopoli nel 1453, vi sono contingenti romeni, serbi, armeni.

I Greci ed Armeni di Romania poterono quindi sopravvivere, anche se come schiavi o poco più, per molti secoli.  Tutta la costa occidentale della Turchia è rimasta prevalentemente greca e cristiana fino alla fine della prima guerra mondiale.    La tolleranza etnica e religiosa dell’impero turco – un grande stato multietnico, anche se con una etnia duramente dominante- è stata paradossalmente rotta dalle nuove ideologie venute dall’occidente.   In particolare, nell’ultimo scorcio dell’ottocento,  dal nazionalismo,  il primo dei grandi e perversi “ismi” , che hanno, in questo ultimo secolo,  infestato l’umanità.  Ma anche questa è un’altra storia.

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