Lucio Dal Buono

Giustizia

Uno dei maggiori problemi italiani è rappresentato sicuramente dalla Giustizia.

Per il comune cittadino, infatti,  la conduzione della Giustizia italiana è,  come minimo, una continua fonte di timori.

E questo per un motivo molto semplice.   Nel generale collasso della organizzazione statale italiana, che da almeno cento anni non ha avuto alcun serio tentativo di miglioramento di efficienza, il problema delle poste o delle ferrovie o perfino della tasse ha una importanza relativa.   Con tasse, ferrovie, poste, inefficienti bene o male si sopravvive.  Alla peggio emigri.   Ma con una giustizia inefficiente,  no.  Il giudice inefficiente, stupido o corrotto, può  perseguitarti fino in capo al mondo, rovinare l’esistenza a te ed ai tuoi figli, distruggerti fisicamente e moralmente, farti morire con le persecuzioni, l’arroganza, la stupidità.

Non sto esagerando.  Il caso Tortora si è sicuramente  ripetuto in dieci, cento mille casi di cui i mass media, e quindi noi, non abbiamo saputo niente.

Già trenta anni fa era uscito un bel libro di Pallotta con un titolo oggi ancora più attuale:

“Italia:  culla del diritto, tomba della Giustizia”.    Del resto non è un caso che l’Italia sia il paese che vanta il maggior numero di condanne (più di cento) da parte della corte europea per i diritti dell’uomo.   L’ultimo è stato su Contrada.  Anche lui emblematico.

Non so se Contrada sia colpevole o innocente.  Ma non si può tenere una persona in  galera in attesa di processo per più di, diciamo, un mese o due.   E’ un diritto, come ben sa, inventato in Inghilterra nel 1.100.  Si chiama “habeas corpus”.   Ciascuno si abbia il suo corpo.   Il giudizio deve essere rapido ed in tempi ragionevoli e non a discrezione del principe, in questo caso il giudice.   Noi,  all’ ”habeas corpus” non ci siamo ancora arrivati.

Per non parlare della categoria dei pubblici ministeri, di cui tratta Romano nel suo interessante intervento.     Tale gruppo rifiuta con pervicace corporativismo di riconoscersi per quello che ben ha puntualizzato Romano: la pubblica accusa.  Che non c’entra niente con i giudici e che con questi non deve avere niente a che spartire, esattamente come gli avvocati.   Però i PM , in pieno, totale e continuo sprezzo della Giustizia, non vogliono rinunciare ai privilegi, che l’indebitamento ottenuto “status”  di giudice,  gli comporta.

Tra l’altro i pubblici ministeri hanno tutte le caratteristiche di inefficienza del medio funzionario italiano, purtroppo con un aggravante che il caso gli ha aggiunto:  l’interesse dei mass media.

Il pubblico ministero, molto più del giudice o del direttore delle poste, può essere al centro dell’interesse della stampa, della televisione, dei rotocalchi.     E questo ha provocato in parecchie personalità non sufficientemente motivate dal semplice dovere, sconquassi non da poco, che poi si riversano su tutti noi disgraziati.  Pensi alla costante, scandalosa, continua violazione della legge da parte dei P.M, che distribuiscono ai giornalisti loro amici gli avvisi di garanzia che possono portargli fama.  Dovrebbe bastare questo solo per radiarli a vita.

E che dire del danno alla Giustizia ed alle nostre tasche fatto ad esempio dall’ineffabile Intelisano, PM militare, ormai noto Urbis et orbis: è andato a pescare, con indubbio ed eccezionale fiuto propagandistico, un tranquillo vecchietto, Priebke, già assolto quaranta anni fa dai nostri giudici,  e con grandi strombazzamenti ce l’ha portato qui in pasto alla folla.   Ci è costato almeno venti miliardi.  Per non parlare del senso di scandalo e vergogna che ha invaso tutti quelli, come me , persuasi che un po' di giustizia comunque ci debba essere a questo mondo e che, quando uno ha novanta anni, è opportuno farlo morire in pace.

Intendiamoci,  non voglio con questo accusare, a livello individuale, una classe di persone.    I giudici di per se non sono nè migliori, nè peggiori degli altri funzionari di stato.    Come dicevamo prima anche l’organizzazione della  giustizia  sottostà  alla generale inefficienza dello stato italiano.

E’ ovvio che se, in qualsiasi organizzazione umana, non si introducono degli elementi di selezione e di promozione dei  migliori, col tempo l’organizzazione si appiattisce verso il basso e, semai, tende a promuovere ed a selezionare i peggiori o meglio, i più attrezzati per emergere.

Ma proprio qui sta il problema: i giudici non sono normali funzionari.

Dovrebbero essere l’ espressione migliore dell’umanità. I più equilibrati, i più (appunto) giusti, i più sereni nei loro affetti, nei loro giudizi, nella loro personalità.

E quindi dovrebbero essere scelti con criteri di severo giudizio attitudinale e dovrebbero essere periodicamente sottoposti a esami anche fisici del  loro stato.   Sottoposti inoltre ad una giustizia molto più severa di quella ordinaria.

Tutto il contrario di quello che succede adesso.  Passano degli esami, magari severi, ma semplicemente nozionistici.  Chi è promosso potrebbe essere - e sicuramente a volte  è- un secchione, condizionato da mille complessi, da mille invidie e paure, che vuole tirarsi fuori dal sua infelice condizione gustando l’ebbrezza del potere sugli altri.    Nessuno se ne accorgerà mai.   Una volta entrati si fa parte di una categoria non soggetta a controlli, a verifiche,  a condizionamenti.

Nessuno  controllerà  mai  la situazione del suo cervello, del suo fegato, della sua psiche.   Se è adatto a fare quello che fa o se ha un galoppante Alzheimer in atto.

 

Per cui oggi la Giustizia è ridotta a quello di cui già parlava il Manzoni: una calamità.

Uno viene messo in galera esattamente come si ammala di cancro.   Tra le disgrazie della vita c’è anche la cosidetta giustizia.

 

Non so se ha notato, qualche settimana fa,l’ultima chicca, ennesima dimostrazione che l’arte è lo specchio della vita.  Si  ricorda la storia di Pinocchio che va dal giudice per denunciare di essere stato derubato dal Gatto e dalla Volpe?  E che il giudice mette in galera lui?

Ebbene si è ripetuto in questi giorni.  Foglia, uno degli amanti diabolici, quello che ha malmenato il marito della donna, ha avuto un demenziale soprassalto di fiducia nella giustizia ed ha pensato”Voglio dimostrare al PM di essere innocente e che era la donna che mi stuzzicava e che mi invitava a casa”.   Detto fatto, quando la donna gli telefonava giurandogli eterno amore, metteva in funzione un registratore che poi ha consegnato al PM.    Mal glie ne è incolto!  E’ stato immediatamente rimesso in galera per tentato inquinamento di prove.   Il disgraziato ha tentato il suicidio.

 

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