Lucio Dal Buono

Cardinale Bagnasco

Eminenza,

leggo del Suo allarme per il suicidio demografico degli Italiani all’apertura dei lavori  dell’Assemblea CEI.    Mi permetta però di osservarle che il fenomeno è in buon parte ineliminabile. Noi italiani siamo una razza vecchia, come, per esempio,  erano vecchi  i Greci che, nel  400 dopo Cristo, all’epoca delle prime invasioni barbariche, erano quasi estinti.  La nostra fertilità è molto bassa: il numero di spermatozoi per mm3 dei nostri giovani più gagliardi è molto più bassa di quanto fosse considearto come minimo ammissibile  alle visite di leva del 1915.  Su questo ineliminabile dato di fatto si innesta anche indubbiamente una legislazione sfavorevole alla procreazione, almeno  da quando la famiglia tradizionale è stata distrutta.   Scusi Eminenza, ma come si può chiedere ad un giovane di sposarsi e di procreare, quando –in caso di divorzio – la sua sorte più probabile è quella di diventare un barbone senza casa?   E, comunque, anche senza divorzio, il suo peso nella educazione dei figli e nella gestione familiare è irrilevante al confronto di quello della moglie? Oggi più che mai vale il consiglio di S.Paolo:” Non c’è niente di male a prendere moglie, ma –siccome vi voglio bene – vi consiglio di non farlo per non avere un sacco di guai”.

Infine faccio presente che la famiglia è oggi l’unico istituto umano, che per legge, non ha un capo. Il che significa semplicemente che la famiglia è in balia del più forte, oggi in genere la donna, o di qualsiasi assistente sociale, che si mette in testa che i figli non sono educati come dovrebbero.

E di questa situazione – mi permetta , Eminenza – una non piccola colpa è di quei cattolici di sinistra che negli anni di piombo andavano a rimorchio dei comunisti nel fare le leggi più dannose e distruttive per la dignità umana. E della Chiesa che non  ha contrastato l’andazzo, proponendo sì delle riforme, ma che salvassero  la giustizia tra i  componenti della famiglia.

C’è infine un’altra considerazione. Come Lei sa, l’Italia può mantenere in maniera decente circa 20-30 milioni di persone. Però oggi siamo 55 milioni.   Quelli in sovrannumero hanno fino ad ora sfruttato la irripetibile possibilità che ha avuto in quest’ultimo secolo l’Europa, industrialmente all’avanguardia, di vendere paccottiglie industriali ai paesi sottosviluppati. Questa possibilità peraltro si è ora chiusa. Tutti i paesi, bene o male, riescono a fare quello che una volta si faceva solo in Europa o in America.  Il destino dei prossimi decenni degli italiani è quindi un progressivo impoverimento seguito da quella fame nera che ci faceva nei secoli scorsi emigrare.        Ben venga quindi un decremento demografico!

Semmai è importante gestirlo alla luce della ragione e dell’ umanità . Facendo lavorare i vecchi –come qualche decennio fa – fino a poco prima di morire.  Chiamando da noi pochi emigranti  qualificati che immettano un po’ di sangue giovane nella nostra vecchia società.

Soprattutto emigranti che siano in grado di proseguire quella civiltà italiana, quella civiltà dei Leonardo, dei Galilei, dei Michelangelo che in mano ai nostri poveri figli un po’ degenerati sarebbe forse destinata a scomparire.

In tutto questo la Chiesa può essere veramente maestra, guidando e gestendo alla luce di Cristo, gli  inevitabili cambiamenti epocali che abbiamo di fronte. Ma concentrandosi sulle cose veramente importanti. Il dramma dei giovani che si drogano, degli adolescenti che si abbruttiscono nel sesso e nell’alcol,  dei malati di mente sconciamente abbandonati, dei giovani padri umiliati e privati di ogni sostentamento, dei reclusi senza speranza, delle lordure della politica, del parassitismo sociale   sono problemi carichi di un tale messe di dolore e di ingiustizia che è francamente inconcepibile la battaglia che la Chiesa fa contro l’aborto o la eutanasia.  Nobilissimi problemi, ma enormemente lontani dai veri problemi che ogni italiano si trova davanti ogni giorno ed in cui la Chiesa dovrebbe levare una voce decisa e autorevole.

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