La mia Ucraina

La mia Ucraina.

Nell’autunno del 2017 percorrevo in auto una remota valle ligure per andare a trovare il mio nipotino treenne: il mio sconsiderato figlio era andato a piantare radici e famiglia in uno sperduto villaggio dell’entroterra ligure, costringendo un povero nonno a percorrere ore e ore di vie di montagna per poter giocare coi suoi posteri. All’una, in una curva, ho adocchiato una trattoria che si chiamava” La tana dell’orso” o qualcosa del genere. Piantata immediata e seduta al tavolo di fronte ad un enorme birra alla spina. Il menu era strano: era prevalentemente di carne con nomi che terminavano tutti in ski: bistecca alla Kerenski, entrecote alla Zatopeski, bollito alla Varoski ecc. ecc. Eravamo soli io ed il proprietario: mi sono fatto raccontare la sua storia.

Era stato un giovane idealista che 30 anni prima aveva deciso di emigrare nella patria del socialismo. E aveva optato per una simpatica città dal nome di Kiev, che faceva, come noto, parte della grande Unione delle Repubbliche Sovietiche, l’URSS. Non gli ho chiesto se – sulla base del detto “Tira più un pelo di figa che quattro paia di buoi – alla base della sua decisione non ci fosse stata anche un po’ di bionda peluria ucraina, che è molto apprezzata da noi latini. Per rispetto mi sono attenuto alla versione dell’ideale. Mi ha spiegato che dopo un mese di paradiso dei lavoratori, era diventato un fervente anticomunista. Comunque la gente era simpatica ed alla mano ( a quel punto ero quasi sicuro che i peli biondi c’erano stati) ed aveva aperto un ristorante italiano. Aveva vissuto bene ed aveva superato senza problemi la caduta del comunismo. Fino a che era arrivato il 2014. In quell’infausto anno era successa una cosa incredibile: avevano cominciato a girare per le strade tipi loschissimi armati fino ai denti che sparavano alla gente. Mi ha raccontato che aveva assistito ad ammazzamenti a pochi metri dal suo ristorante e che erano stati giorni spaventosi. Era la rivoluzione del Maidan. Dopo di che aveva deciso di far baracca e burattini e tornare in Italia. Gli ho chiesto se si sapeva chi erano gli energumeni che poi avevano causato la caduta del governo regolarmente eletto in libere elezioni. Mi ha risposto che sapevano tutti che erano pagati ed addestrati dagli americani.

Ve la vendo come la ho sentita. Devo dire però che mi sembra vera: gli Americani hanno fatto ogni sforzo per cercare di fregare la Russia, nonostante avessero promesso a Gorbaciov eterna amicizia. Un generale italiano ha testimoniato che nel suo albergo in Georgia, dove era arrivata un delegazione europea, un’intero piano era occupata da agenti della CIA. E, guarda caso, dopo un po’ il governo filorusso era stato rovesciato ed era subentrato un governo filo americano, con codazzo di inevitabili ammazzamenti e secessione delle regioni in cui i Russi erano in maggioranza. Esattamente come in Ucraina. Mi sono da tempo convinto che essere cittadino americano è una cosa altamente invidiabile, paragonabile al “Civis romanus sum” dei nostri vecchi tempi. E infatti spingo i miei nipoti ad emigrare in America ed a diventare “cives”. . Ma essere nel mondo di fuori dove da un momento all’altro arrivano loro a guardare con occhi cupidi il tuo petrolio (povero Iraq) o le tue miniere (il Litio della povera Ucraina…) è una bella rogna. Per fortuna noi non abbiamo niente salvo il formaggio parmigiano ed un po’ di vino. Speriamo che non gli interessi….

Conclusione: come in tutte le storie che si rispettino bisogna dare una conclusione. E quale è la conclusione? La conclusione è che noi, povera plebe di scarse sostanze ma di non trascurabile intelligenza, non possiamo sapere quello che decidono i Soros, i Gates, i Bezos, i grandi marpioni della Terra. Però possiamo avere delle folgorazioni, delle intuizioni…..Come il mistico che, da un piccolo particolare, è folgorato dalla intuizione di Dio. Ecco, anche noi, da un piccolo particolare , veniamo folgorati dalla nascosta Verità. Ed è questo che ci eleva sull’immondo latrato degli ululanti imbecilli, conformisti e sciocchi che tutto pensano di sapere e niente, in realtà , sanno.

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