W la Resistenza ?

Ho appena pubblicato con una piccolissima sponsorizzazione (€ 3 al giorno per una settimana) un articolo su una strage nazifascista: quella di Sant’Anna di Stazzema. E’ stato un successo straordinario:1220 like, 149 condivisioni e 404 commenti. I commenti sono stati per la maggior parte favorevoli, ma ve ne sono stati anche fortemente contrari. Andavano dal darmi del revisonista al definirmi, sic et simpliciter, fascista. Il più divertente commento è stato quello di uno che dava la colpa del mio articolo al Governo Meloni. La cosa mi ha sconcertato: possibile che ci si scaldi così su fatti di 80 anni fa ? .

Vah beh. Vediamo allora di trattare il fenomeno “Resistenza” con i dati di cui disponiamo. Come sapete dal 1943 al 1945 l’Italia è stata teatro di una lotta tremenda tra due eserciti: l’esercito tedesco e quello anglo-americano. L’Italia è di per sé un paese militarmente difficile: è stretto e montuoso. Chi si difende è molto avvantaggiato. E infatti gli alleati ci hanno impiegato quasi due anni per risalire la penisola e sconfiggere un nemico molto più debole in uomini e mezzi e privo di una efficiente aviazione. Alcune cifre: gli Alleati erano ca. 1 milione, i tedeschi decisamente meno, anche se non ci sono cifre sicure. Gli Alleati hanno perso 313.000 uomini tra morti, feriti e prigionieri. I soldati caduti in battaglia sono stati 90.000. I tedeschi ne hanno perso 336.5000. I morti tedeschi sono un po’ più di quelli Alleati. A latere ci sono stati i danni collaterali: i civili italiani uccisi o nei bombardamenti o nelle battaglie sono stati 150.000 . Una enormità.

Accanto ai due giganti che se le davano di santa ragione, stavano dei comprimari. I tedeschi avevano come alleato l’Esercito Nazionale Repubblicano della RSI, i cosiddetti repubblichini. Era un esercito basato su 3 gruppi: i prigionieri di guerra, che, pur di uscire dalla prigionia, avevano accettato di combattere coi tedeschi. I militari di leva, arruolati dai bandi della RSI. Bandi che comportavano la pena di morte per chi non si presentava e che, all’atto pratico, furono uno degli elementi fondamentali della crescita dei partigiani. E i volontari: fascisti rimasti tali o i soldati che non se la sentivano di abbandonare quello che fino a ieri era stato l’alleato. Nel periodo di maggior successo l’esercito repubblichino contò circa 250.000 effettivi, che però diminuivano man mano che si faceva sempre più chiaro che la guerra era persa. Cionondimeno ai primi di aprile del 1945 era ancora composto da 102.000 soldati e 35.000 brigate nere. Il computo dei morti della RSI è difficilissimo: dopo la fine della guerra vi è stata una vera e propria mattanza con le vittime spesso semplicemente scomparse e di cui si ignora anche la sepoltura. Una stima attendibile indica in 15.500 il numero dei militari caduti in combattimento. Si parla poi di ca. 20.000 persone uccise prima della fine della guerra, in genere “giustiziate” in azioni individuali dai GAP, Gruppi di Azione Patriottica comunisti e di altri 30.000 giustiziati, militari e civili, dopo la fine della guerra.

Accanto agli alleati vi era il piccolo esercito del Re: ca. 60.000 effettivi. Le perdite furono proporzionale: 744 morti, 109 dispersi e 2.202 feriti.

E veniamo ai partigiani. Fare il partigiano comporta spesso una serie di dilemmi morali, anche gravi. Per esempio se dei civili possano sparare su un soldato in divisa mentre questi sta andando disarmato a godersi un periodo di licenza. No. Secondo il diritto internazionale (Art. 1 della convenzione dell’Aia del 1907) un atto di guerra materialmente legittimo può essere compiuto solo dagli eserciti regolari o da corpi di volontari che abbiano alla loro testa una persona responsabile, abbiano un segno distintivo fisso riconoscibile a distanza e portino apertamente le armi. E per quanto riguarda le rappresaglie per atti terroristici, alla fine della seconda guerra mondiale il Tribunale di Norimberga sentenziò che la rappresaglia era lecita se serviva per assicurare la sicurezza delle truppe. Se non si riuscivano a trovare tempestivamente gli autori del fatto terroristico. Se si teneva conto della proporzionalità: 10 ostaggi fucilati per ogni soldato ucciso. Insomma è lecito la guerra partigiana come la faceva Garibaldi: piccoli eserciti in divisa e comandati da un capo che attaccavano rapidi e fuggivano. Mordi e fuggi. Per inciso i garibaldini erano soprannominati dai contadini i “Rubagalline”, come poi furono soprannominate le brigate partigiane: erano ovviamente eserciti che vivevano alle spalle dei contadini. Atti terroristici sono assolutamente vietati e rendono lecita la rappresaglia. Nel caso dei tedeschi in Italia vi era anche da tenere presente il fatto che non era un esercito occupante che aveva assalito la nostra patria, come la Germania aveva fatto con la Polonia: erano stati i nostri alleati fino a poco prima e li avevamo chiamati noi per aiutarci a combattere gli anglo-americani. Inoltre era la seconda volta in 30 anni che li fregavamo: la prima volta nel 1915 quando non solo ci eravamo tirati indietro dalla alleanza con loro e con l’Austria durata decenni, ma addirittura avevamo fatto la guerra contro di loro. Vi era poi una ultima considerazione da fare: ad ogni persona con un briciolo di cervello appariva chiaro che i tedeschi avevano ormai perso la guerra. La soluzione migliore non era aspettare la loro definitiva sconfitta senza molestare il cane (i tedeschi) che, almeno nei nostri riguardi, dormiva, ma semplicemente preparando le basi per una nuova Italia ?

E infatti subito dopo l’armistizio i partiti antifascisti si erano ridestati ed cercavano di porre le basi per delle nuove strutture. Inoltre i più coraggiosi e i più idealisti tra i nostri giovani pensavano di dover lottare per una nuova Italia libera e democratica. Oppure fedele al re. Vi erano gli Ufficiali monarchici. Vi erano cattolici, liberali, socialisti,repubblicani. Vi era il Partito di azione un gruppo di estrazione social liberale, repubblicano, fortemente antifascista, ma anche fortemente contrario ai comunisti. Tutti gruppi che, comunque avevano un’etica e volevano risparmiare alla popolazione gli orrori della guerra. Però vi erano anche i comunisti. Ed erano i comunisti di Stalin. Gente che, sognando un futuro bellissimo, garantiva per il momento l’inferno in terra. Chi non ha visto i paesi comunisti non ha idea dell’orrore e della disperazione a cui un popolo poteva essere ridotto. Ed ai comunisti non interessava risparmiare sangue umano: tutto doveva essere finalizzato alla rivoluzione ed alla dittatura del proletariato. E, a questo scopo, era opportuno, come ha affermato Rosario Bentivegna, uno dei Gappisti attentatori di via Rasella: “Scuotere la popolazione, eccitarla in modo che si sollevasse contro i tedeschi». Insomma creare un solco di sangue tra la popolazione ed il tedesco occupante ed eliminare tutti quelli che, per cultura, personalità o ascendente, potevano opporsi alla loro incipiente rivoluzione. Infatti il 23 marzo del 1944 in via Rasella a Roma i Gappisti hanno ammazzato direttamente 30 militari di leva bolzanini (quindi in effetti italiani) disarmati che stavano marciando più un mucchietto di civili italiani tra cui un ragazzo di 12 anni . Roma infatti era stata dichiarata dei tedeschi “città aperta”. Cioè si erano impegnati a non portare in città soldati armati ed armi. E hanno causato il giorno dopo la rappresaglia nazista: la fucilazione di 335 individui prevalentemente prelevati dalle carceri. Vi era tra di loro il capo della Resistenza monarchica, il colonello Montezemolo con molti altri ufficiali, altri partigiani non comunisti e 48 aderenti al gruppo comunista di Bandiera Rossa. Un gruppo trozkista inviso ai fedeli di Stalin. Un eccellente risultato: il solco di sangue tra la popolazione ed il tedesco occupante era stato creato ed un buon gruppetto di futuri oppositori eliminato. La libertà e la democrazia di cui parlava il Partito di azione e gli altri partiti non aveva niente a che fare con la Democrazia di cui parlavano i Comunisti. A ciò si aggiunse la disgraziata decisione di Mussolini ( negli ultimi 10 anni non ne aveva fatta una giusta) di creare un altro Stato, in contrapposizione a quello legittimo. A quel punto vi erano tutte le condizioni per una guerra civile. Come ci fu. Intendiamoci: la vera guerra partigiana poteva esserci solo in montagna ed in zone poco abitate. Nelle città dei partigiani non si aveva sentore. Ci furono solo le isolate azioni terroristiche dei GAP, che scatenavano le solite feroci rappresaglie nazifasciste.

Il numero dei partigiani ovviamente era fluttuante: alto nei periodi di relativa calma, basso quando il fronte di guerra si avvicinava alle zone dove stanziavano i partigiani. I tedeschi ed i repubblichini scatenavano allora estese retate a cui le brigate partigiane non erano, in genere, in grado di resistere. Ovviamente negli ultimi mesi di guerra il numero dei partigiani aumentò in maniera esponenziale. A maggio del 1944 i partigiani erano circa 25.000 di cui 12.600 combattenti: 9.000 al Nord e 3.000 al Centro Sud. I Comunisti (fazzoletto rosso) erano la maggioranza; 5.800. Poi venivano 3.500 autonomi (monarchici, liberali, socialisti ecc) e 2.600 Giellini (fazzoletto azzurro) . I cattolici (fazzoletto verde) erano solo 700. A giugno i combattenti erano diventati 50.000. Però dopo le grandi retate nazifasciste dell’autunno 1944 erano ridiscesi a 30.000. Per poi risalire a 80.000 nel marzo del 1945, quando la linea Gotica dei tedeschi cominciava a cedere ed a 120.000 ad Aprile. Una cosa strana e poco nota è che nelle loro file hanno militato quasi 1.000 tedeschi e 5.000 Russi. Le perdite sono state di 44.720 uomini, però solo 6.882 caduti in combattimento. I caduti in combattimento sono, come si vede, irrilevanti rispetto a quelli tedeschi o alleati e minore anche rispetto ai caduti della RSI

Ecco queste sono le cifre che dimostrano che l’attività dei partigiani può essere stata, come ammesso da Kesselring, una attività di disturbo che dava anche molto fastidio, ma non è servita a niente ai fini della guerra. Forse ne avrà anticipata di un giorno la fine, a dire tanto. La vera guerra la hanno fatta alleati e tedeschi. Rimane il valore morale. Ma questo altissimo valore morale è stato lordato dai crimini comunisti. Comunisti che, tra l’altro, si sono pressoché totalmente appropriati della Resistenza

Un’altra osservazione: noi festeggiamo il 25 aprile come il giorno della Liberazione, come se avessimo vinto qualcosa. Sarà, ma gli Anglo-Americani, i veri vincitori, ci hanno sempre considerato degli sconfitti e ce la ha fatto pagare molto cara. Ed il 25 aprile è finita la guerra tra tedeschi e alleati, ma è cominciata la cosiddetta resa dei conti: un periodo tremendo, drammatico in cui spadroneggiava la violenza e la crudeltà più bestiale. Un periodo che chi lo ha vissuto ricorda con orrore e di cui quell’altro atroce periodo delle Brigate Rosse è stato solo un piccolo riflesso. Vi ricordate il triangolo della morte ? E gli Altiforni di Sesto San Giovanni ? E l’eccidio di Schio ? Come giorno della Liberazione dovremmo festeggiare il 18 Aprile 1948: il giorno in cui i partiti democratici hanno vinto le elezioni e l’incubo comunista è uscito dalle nostre vite. Vorrei finire però con una nota positiva e ricordare come e chi erano i veri eroi della Resistenza.

Sopra Ponte di Legno, all’arrivo della seggiovia del Corno d’Aola vi è una cappelletta. All’interno una grande lapide racconta la storia di Teresio Olivelli. Da qui Teresio era partito nell’agosto del 1939 per fare la prima ascensione della Cresta Nord-Est del Monte Salimmo. Il Salimmo è la bellissima montagna che domina la conca di Ponte di Legno. La cresta Nord-Est è lunghissima, difficile, frastagliata. Richiede un bivacco intermedio per poter essere completata. Nel 1939 Teresio aveva 23 anni: era nato il 7 gennaio del 1916. Era quindi giovane per una impresa di quel tipo. Forse non troppo giovane, se si fosse trattato di un montanaro. La cosa strana era che Teresio era nato sul lago di Como ed era uno studioso, laureato a 19 anni con il massimo dei voti in giurisprudenza. Una testa eccezionale che nel 1943 veniva eletto rettore del Collegio Ghisleri di Pavia. Ma era anche un cattolico profondo e convinto, animatore di circoli culturali cristiani. Infine era un ragazzo dal corpo esercitato e dai nervi di acciaio, ufficiale di complemento degli Alpini. Nel giro di 6 anni, da quel felice 1939 la parabola umana di Teresio si era completata in una apoteosi di gloria e di sacrificio. Era andato in Russia con gli Alpini della Tridentina. Aveva partecipato alla tremenda ritirata, portando ovunque il conforto del suo spirito cristiano unito al coraggio dell’irriducibile guerriero. Dopo l’8 settembre era stato internato dai tedeschi in un campo di concentramento in Germania. Da lì era riuscito a fuggire e aveva fondato in alta valle Camonica un gruppo partigiano dei Fiamme Verdi. La Fiamme Verdi erano i partigiani cristiani. Non piacevano né ai nazisti, né ai comunisti. Una opportuna soffiata aveva decapitato il movimento: Teresio era stato nuovamente internato, questa volta in un campo di sterminio. Nel 1945, a 29 anni, aveva tentato di difendere un altro prigioniero dalle percosse. Era stato a sua volta selvaggiamente picchiato ed era morto poco dopo per le lesioni riportate. Gli è stata data la medaglia d’oro. Questi sono i partigiani che dobbiamo amare e ricordare.

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