Lettera all’amico che sta morendo

Caro Mario,

Bergson (il solito grande ebreo, questa volta francese) sosteneva che il cervello serve solo per vivere questa nostra vita animale. Ed e’ quindi un fattore limitante nella ricerca della verità. Quando è danneggiato (con l’alcool, con la droga o con le malattie) le sue limitazioni cessano e noi possiamo attingere ad una più alta realtà. Adesso sono lievemente ubriaco e quindi medito senza le troppe limitazioni del cervello.

Come forse Ti ho detto, ho perso la fede scrivendo il mio libro “Dall’Atomo all’Anima”. Mi ricordo ancora. Stavo facendo i piegamenti della mia ginnastica mattutina e. improvvisamente, mi sono reso conto che al fatto che questo Dio non si fa sentire e non si fa vedere, vi e’ una immediata ed ovvia spiegazione: non c’è. O, almeno, il Dio, che regola la nostra Galassia con 150 miliardi di stelle. Inserita in altre 150 miliardi di galassie. Beh, a questo Dio, se c’e’ ( e probabilmente c’e’) non Gliene ne frega niente né di me, né di tutta l’umanità. E’ il Deus otiosus dei Latini. E quindi, per le nostre aspettative, non esiste. E, ovviamente, non esiste nessuna Provvidenza. Non vince il più giusto, vince il più forte. Punto e basta. La storia del mondo e la storia dell’umanità non sono stato altro che l’espressione di queste leggi. In natura il più forte mangia il più debole, vince e si perpetua. L’altro si estingue. E poi, poi…Ora sappiamo anche qualcosa di piu’… Noi siamo in un piccolo, sperduto angolo di una Galassia: la via Lattea. E l’Universo si espande, si espande alla velocità della luce. Adesso la materia è abbastanza densa. Poi, con l’espansione dell’Universo diventerà sempre più rada, più rada…..E piu’ fredda. In un momento intermedio, si ha la conoscenza. E’ quella che gli scienziati chiamano l’Epoca della Coscienza. Ci siamo noi. Gli atomi di carbonio ( o di silicio) possono aggregarsi in lunghe catene. Formano esseri complessi, che capiscono e conoscono. Che si interrogano. E’ la materia che domanda e si chiede il perchè. Ma e’ un momento labile. Poi l’Universo, che continua ad espandersi ed a raffreddarsi, impedisce l’esistenza di molecole complesse. La conoscenza muore. Tutto continua nella volontà di un Dio ignoto. Perche? C’e’ un perche’?

Però, riflettendoci, forse non è tutto così semplice. Intanto c’è questa cosa molto strana: noi abbiamo in comune con Dio (se c’è) questo strano fenomeno. Diciamo: io sono. Sentiamo di esserci. Il che, tra l’altro, ricorda le strane parole del Dio di Mosè nel rovente ardente: dice “Ja-h-vè”. Io sono colui che è. Cioè dice che lui è l’Essere che c’è. E’ la totalità dell’Esserci.

Ebbene anche noi sentiamo di esserci. E allora? Allora, forse, questo ci da diritto di almeno sperare che questo Dio, che c’è, in tutta la Sua Totalità, ci consideri. E poi…E’ possibile che, in tutto l’Universo ci siamo noi -essere limitati ed un po’ schifosi – a capire di esserci? Mi sembra strano, anzi impossibile. Ma questo apre altre e diverse prospettive. Ma comunque e’ difficile pensare di avere una certa importanza come Lucio DalBuono o Mario Brambilla ( che francamente non mi sembrano degni di essere considerati da Dio e men che meno di essere eterni). Ma forse, come facenti parti, come cellule di un più alto tutto, la cosa cambia aspetto. Dante dice di aver visto, in cielo, la grande Aquila, formata da tutti i beati, in cui ognuno ha la sua individualità ma che si unifica e compenetra con l’individualità degli altri. E Schwedenberg, il grande scienziato e mistico svedese, dice che è notorio che tutte le anime beate formano un grande Uomo, anzi Il Grande Uomo.

Allora forse quello che dobbiamo fare è sperare che questo Dio, enorme e misterioso, voglia, se vuole, considerarci. Senza attese, ma semplicemente in stato di contenta accettazione della realtà. E – se questo Dio vorrà – si compiacerà non nella trascurabile entità di un Lucio Dal Buono, ma in quell’agglomerato di Entità che sentono di esserci e che tendono, pur nella loro piccola individualità, ad una unica meta: una più alta e perfetta Coscienza Noi possiamo esserci. E se ci siamo, ci siamo insieme a Te ed in Te, o Tutto. E insieme agli altri.

E forse questo si riallaccia al comando di Cristo (che comunque è senz’altro stato Qualcosa di molto, molto speciale ): “ ci sono solo due comandamenti: ama il Tuo Dio ed ama il prossimo Tuo come Te stesso”. Certo questo significa che di noi rimarrà l’entelechia” dei Greci: la nostra essenza depurata dalle stupidate contingenti, dall’amore di sé. Da quelli che i preti chiamano peccati.

Che sembra molto vero e molto adeguato alla realtà. Dio: un ideale ultimo a cui tendere. Il nostro prossimo: la nostra concreta realtà di animali sociali e quindi necessitati a vivere con gli altri ed a crescere con gli altri. Sperèmm. Ciao. Lucio

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