A Corinna ed al suo (quasi) grande amore

In seconda media entro’ nella nostra classe la professoressa di tedesco: una donna sulla sessantina, piccola, un po’ cicciotta, con un buffo cappellino in testa ed un’ aria temibile. Mi era sembrata decrepita. Adesso capisco che era una normale signora di mezza età. Nubile, anzi zitella, come si diceva allora. Si chiamava Corinna Zurlini. Allora si cominciava una lingua straniera (una sola) in seconda media e la si portava avanti per due anni nelle superiori: quattro anni in tutto. I miei avevano scelto tedesco perche’ erano del parere che era meglio cominciare dal difficile: se avessi imparato il tedesco, poi inglese e francese mi sarebbero sembrate delle stupidate. Cosa che si e’ rivelata vera. Anche perche’ sotto il regime teutonico di Corinna non vi erano alternative: o si studiava bene o si diventava dei miserabili paria.

Mia madre scopri’ subito che Corinna era stata la sua professoressa di tedesco a ragioneria e si precipito’ ad omaggiarla. La cosa non mi porto’ alcun vantaggio: Corinna era assolutamente imparziale nei suoi giudizi. Comunque era estremamente capace, anche se -quando uno non studiava – assumeva rapidamente le sembianze di una tigre assetata di sangue. In ginnasio Corinna si rivelo’ poi una proto-femminista. Le ragazze, allora tenevano a scuola un grembiule nero con un gran collareino bianco. Erano serie, disciplinate e silenziose. Non riuscivamo a nutrire nei loro riguardi alcuna forma di interesse sessuale. Semmai eravamo talvolta vittime di catastrofici amori platonici in cui l’oggetto della nostra passione manco sapeva della disperazione in cui ci aveva gettati. Corinna, quando entrava in classe, esclamava, saettando lo sguardo sui banchi tumultuanti di noi ragazzi (le ragazze erano sedute in assoluto silenzio con le mani incrociate dietro le schiena) : “C’è puzza di animale! “ e poi faceva aprire tutte le finestre, estate o inverno che fosse. Le ragazze, tutte studiose , disciplinate e pulite, godevano chiaramente della sua simpatia. Noi maschi eravamo bestiacce mal tollerate.

Eppure devo eterna riconoscenza a Corinna. Per merito suo ho imparato “Stille Nacht “ e ho amato Mignon. Mi sorprendo ancora ora a leggere Goethe in lingua tedesco. Alla fine del ginnasio il tedesco lo sapevo perfettamente e sapere bene il tedesco e’ stato uno dei più importanti vantaggi che la scuola mi ha dato nella vita.

Corinna sembrava una donna tutta di un pezzo, insensibile ad ogni sentimento che non fosse l’inculcare il tedesco nelle nostre dure zucche.. E invece mia madre, anni dopo, mi raccontò di quanto Corinna, piangendo, aveva narrato nella classe di ragioneria in cui era mia madre. Corinna aveva fatto, da studentessa, lunghi stages nelle università tedesche e austriache per imparare bene la lingua. In Austria si era innamorata, corrisposta, di un ragazzo austriaco, con cui si era fidanzata. Allo scoppio delle guerra mondiale, nel 1915, Corinna doveva avere circa 20 anni. Naturalmente i due ragazzi non avevano piu’ potuto comunicare: essendo le due nazioni in guerra non potevano mandarsi neanche un biglietto. Corinna non aveva saputo più niente del suo fidanzato. Finita la guerra lo aveva lungamente cercato senza alcuna risultato. Si era convinta che fosse stato uno degli innumerevoli morti di quell’enorme carnaio che era stata la prima guerra mondiale. Non aveva però più voluto avere legami e, men che meno, sposarsi: aveva amato e voleva dedicare la sua vita al suo amore perduto.

Nel 1932 a Wiesbaden, girando per la citta’, chi ti va ad incontrare? Il suo amore con moglie e 3 o 4 figli. Ripensando a questa storia buffa, ma anche triste e struggente, non posso fare a meno di riflettere: chissà se una storia del genere sarebbe oggi possibile? Quei grandi amori, di cui è intessuto il passato dei nostri padri, quegli amori di una vita, hanno senso solo nella rinuncia. Temo che, se Dante e Beatrice, Petrarca e Laura avessero fatto l’amore come matti, non avremmo forse nè la Divina Commedia (o almeno la Vita Nuova) nè il Canzoniere. E oggi, probabilmente, con la scomparsa di ogni remora sessuale, il grande amore non è più possibile. Si puo’ avere la passione, si può avere l’affetto. Magari per tutta una vita. Ma scrivere una Divina Commedia per una donna…beh, la vedo piuttosto difficile.

Comunque alla Corinna ed a tutte le Corinne insegnanti della storia va la nostra eterna riconoscenza: per merito loro, da pitecantropi ignoranti ci siamo trasformati in esseri(quasi) umani.

Torna in alto