Schizofrenia e psicosi. Conoscerle, combatterle, curarle

La settimana scorsa a Volvera (To) uno schizofrenico ha ucciso a coltellate una coppia di vicini e poi si è suicidato. Negli stessi giorni a Catania una donna ha buttato dalla finestra la bambina di 7 mesi. In ambedue i casi i fattacci erano ampiamente prevedibili: a Volvera il malato aveva chiamato il 118 perchè stava male. Probabilmente gli hanno dato un calmante e se ne sono andati. A Catania la donna aveva già subito tre TSO, Trattamento Sanitario Obbligatorio, senza che nessuno pensasse di allontanare la bambina.

Di casi di questo genere ve ne sono 50-60 ogni anno: malati non curati uccidono qualcuno. Per non parlare dei suicidi: più di 3.000. E quando si parla di femminicidi, tutti si dimenticano che dei 60 circa femminicidi che avvengono in famiglia, circa 20 sono madri di schizofrenici uccise dal figlio. Ma di queste nessuno parla: è molto più interessante un bell’omicidio passionale.

E’ opportuno però che mi presenti. Sono 60 anni che mi occupo di questi problemi. Nel 1970 mio fratello, schizofrenico di 22 anni, si è impiccato. Anni dopo si è ammalata anche la mia prima moglie, che è finita – come succede agli schizofrenici mal curati – demente. Dal 1980, anno di entrata in vigore della legge Basaglia, ho fondato varie associazioni per la cura di questi malati e mi sono dedicato a migliorare la loro vita. Sono convinto che la cura della psicosi ha un duplice aspetto: terapeutico e umano. Il malato deve essere -oserei dire – obbligato, costretto alla vita, al lavoro,allo sport. Siamo stati dei pionieri: ho portato i miei ragazzi su aerei ultraleggeri, a fare free climbing, in Corsica, in montagna. Poi mi sono reso conto che quello che facevo era pressochè inutile. Perchè? Se una donna ha un cancro al seno, è fondamentale – dicono – il supporto psicologico. Ma se il chirurgo è sbaglia, la malata morrà comunque. Oggi, in Italia, è la cura psichiatrica che non funziona. Tra le altre cose ho partecipato alla stesura di alcune delle 40 leggi per la riforma della 180 che ad ogni legislazione parlamentari di buon cuore presentavano. L’ultima è stata quella della senatrice Marin nella scorsa legislazione.

Vediamo perché la cura in Italia non esiste. Intanto Vi parlo di gravi malattie cerebrali che avevano, prima dela 1930, il 30% di suicidi. Oggi dal 5 % al 10%. Che nel 30% dei casi portano a forme di demenza più o meno gravi. E che nel 55% dei casi provocano l’ impossibilità a lavorare, ad avere una vita sociale, ad avere una vita sessuale. Infatti sono la terza causa di invalidità dopo la tetraplegia e la demenza. E che portano una riduzione dell’aspettativa di vita di quasi 15 anni. Insomma non sono problemi psicologici dovuti a pur drammatici eventi della vita. Anzi non sono affatto problemi psicologici. La psiche, come è stato scoperto oggi, non c’entra niente. Io ho avuto una ragazza diventata schizofrenica, e molto grave , dopo un ictus, che le aveva anche paralizzato la parte destra del corpo. Ed un ragazzo ammalatosi dopo aver subito la frattura del cranio all’uscita di una discoteca. E’ noto che le epidemie di influenza sono molto pericolose per i bambini concepiti in quel periodo: vi è un netto aumento dei casi di psicosi. Oggi con la risonanza magnetica, vediamo le piccole degenerazioni della corteccia cerebrale, che causano la malattia. Con la RM funzionale, ne osserviamo la zone difettose durante il funzionamento. Chi vuole capire cosa era la malattia, quando non si sapeva come curarla, il tremendo dolore che avvolgeva il malato, che lo portava a perdere la coscienza delirando per giorni e giorni, vada a leggere il capolavoro di Tobino, “Le libere donne di Magliano”.

Mio fratello si è impiccato nel 1970. Gli ultimi 2-3 anni veniva ricoverato, obbligatoriamente, una volta all’anno, al Paolo Pini, l’Ospedale Psichiatrico di Milano. Era una struttura a padiglioni nel verde, come si usava una volta, con ampissimi spazi. Vi era addirittura una comunità agricola. Non è vero che vi si rimaneva a vita: la permanenza media nel 1978 era di 79 giorni: ca 2 mesi. Mio fratello lavorava in un liceo e aveva bisogno di essere pronto e reattivo. Quindi rifiutava gli psicofarmaci che lo intontivano. Non voleva l’elettroshock che gli procurava vuoti di memoria. Voleva che gli facessero, e gli facevano, il coma insulinico, che non gli dava alcun effetto spiacevole. Gli venivano fatte 3-4 sedute a cadenza settimanale. Per cui rimaneva al Pini circa 1 mese. Quando ce lo restituivano, era assolutamente normale. Infatti ricominciava subito a lavorare. Poi non si curava e piano piano ricominciavano i deliri: sentiva gli alunni che lo insultavano e lo prendevano in giro. E’ morto perchè all’ultima crisi, l’Ospedale – era ormai influenzato dalle idee basagliane – ha rifiutato di intervenire nonostante le pressanti richieste di mia madre. E’ andato a suicidarsi lontano. Comunque quei due o tre anni non sono stati del tutto brutti né per lui, né per noi. Aveva speranza. E anche noi speravamo che andasse avanti così. Dopo tutto entrare per un mese all’anno in Ospedale poteva essere accettabile. Tra l’altro, passata la crisi iniziale in cui era obbligato a farsi ricoverare, delirante ed arrabbiato, ci diceva che l’Ospedale era – sono le sue parole – un’oasi di pace e serenità. Forse esagerava. Comunque era terapeuticamente efficiente e più che decente come ambiente. .

Ovviamente non penso che tutti gli Ospedali italiani fossero come il Pini: ci saranno stati anche gli Ospedali come quelli descritti nelle foto pubblicate da Basaglia. Però nel 1970 c’era già stata la ottima riforma del senatore Mariotti, un bravo e umano medico socialista, che aveva liberalizzato gli Ospedali e aveva portato una ventata di novità ed umanità nella psichiatria. E abbiamo concrete testimonianze che l’Ospedale di Lucca, di cui era direttore lo scrittore Tobino, o quelli di Rovigo, Reggio Emilia, Bisceglie, Torino erano buoni Ospedali. Recentemente la nipote dell’ultima direttrice di Palermo, ha parlato molto bene dell’Ospedale gestito da sua nonna nella rubrica di Concita De Gregorio su “Repubblica”. Sicuramente vi erano , intorno agli anni 60 – 70, Ospedali che funzionavano bene. E comunque si sarebbe potuto renderli tutti come il Pini. Anzi magari molto meglio.

Dopo il 1980, con la legge Basaglia, ho avuto il problema della mia ex-moglie, schizofrenica paranoide. Non è mai stato possibile ricoverarla in una struttura funzionale e decente come quella del Pini, per quei due mesi necessari a osservarla, tentare una terapia e consolidarla. Ha avuto una decina di TSO in quelle brutte fosse dei serpenti che sono i repartini degli Ospedali generali. Il malato viene sedato e buttato fuori al più presto, senza nessuno serio tentativo di impostare e consolidare una terapia. Non ce ne è il tempo e non è un posto adatto ad un malato psichiatrico. E poi, specie se sono gravi, una volta usciti, se ne disinteressano. E’ morta per una accidentale caduta, quando già aveva una forma grave di demenza . E lo stesso calvario hanno avuto le centinaia di malati che hanno fatto parte delle mie associazioni. Quanti ragazzi ho visto morire! Mio fratello è stata – allora – una eccezione. Oggi è quasi diventata la prassi. Pensate, ad esempio al calvario dei due malati di cui sono stato, per 10 anni, tutore.
Uno era chiuso nel manicomio Criminale di Montelupo Fiorentino, per aver ucciso la madre. La malattia era cominciata 5 anni prima con un grave delirio: sentiva che la madre lo violentava sessualmente con la complicità del medico curante. Ma questo i medici, che lo sapevano, si sono guardati bene dal dirlo alla madre ed alle sorelle che vivevano con lui. E non gli hanno né proposto, né trovato una sistemazione lontano da casa, neanche temporanea. . E’ stato costretto a coabitare in famiglia col delirio che ogni giorno aumentava. Il disgraziato è stato più volte denunciato ai carabinieri perchè picchiava la madre ed ha subito decine di inutili TSO. Fino a che non la ha uccisa a coltellate e martellate. Io ho denunciato la struttura psichiatrica sia penalmente che civilmente. E ho perso tutte e due le volte. La legge deresponsabilizza molto efficacemente i sanitari. Tenete presente che il montare dei deliri, della crisi, dello scoppio di violenza si vedono molto bene. Basta volerli guardare. I delitti degli schizofrenici sono quasi sempre delitti ampiamente annunciati. Il cosiddetto raptus di follia non esiste. Ho assunto la tutela del secondo dopo che era stato sbudellato in una Comunità Protetta ( ma evidentemente non abbastanza protetta) da una compagno di sventura, che da un mese avvisava la psichiatra che vedeva nel mio tutelato il Demonio. Non era stato fatto niente. Avevano tranquillamente aspettato che il fatto di sangue accadesse. Lì almeno ho ottenuto un risarcimento.

Come ultimo esempio vorrei ricordare la ragazza ventinovenne di Mogliano che tempo fa ha buttato dalla finestra la figlia di 3 anni. La piccola, cadendo, gridava: “Aiutami, papà!”. Segno che da tempo, in famiglia, il dramma maturava. Come ho detto si vede, se si vuole vedere, il nascere della violenza. Insomma: noi, per mio fratello, avevamo speranza. Adesso ogni speranza è morta. La psicosi è diventata un orrendo incubo che si vive giorno per giorno, senza fine e senza vedere una via di uscita.

Ma questo perchè ? Semplice e ovvio: perchè abbiamo abbandonato la scienza.

Basaglia sosteneva che la malattia mentale non esiste in quanto fatto organico. Si tratta di disturbi indotti dalla società capitalista su persone che rifiutano le sue logiche produttivistiche. Tali disturbi sono generati da quelle che Basaglia chiama le istituzioni della violenza: famiglia, scuola e manicomio, che non è quindi curativo, ma è la causa dell’incancrenirsi del disturbo. Da questa pseudo malattia è possibile uscirne, se si viene inseriti in adatte comunità , in cui il disturbato non si sente più tale in quanto non vi è distinzione tra lui, i medici e gli infermieri. Non si sente più alienato. E’ la psichiatria sociale, anzi la psichiatria di comunità.”La malattia è legata, nella maggior parte dei casi, a fattori socio-ambientali.   La soluzione non può che essere quindi, socio-ambientale “.

Oggi però, come detto, abbiamo l’assoluta sicurezza che le psicosi sono solo malattie cerebrali. Come ha scritto Vittorino Andreoli: “la psichiatria non può basarsi sulla sociologia (che è stata la scienza fondante delle teorie di Basaglia), ma deve guardare alle neuroscienze, cioè a quelle nuove discipline che offrono conoscenze sempre più ricche sul funzionamento del cervello.” E’ vero che ci possono esser casi in cui forti traumi psichici portano a della psicosi, ma deve trattarsi di traumi ecezionali: soldati dopo lunghe permanenze nelle trincee della prima guerra mondiale o casi del genere. Non la famiglia o la scuola.

Cosa significa? Che, in Italia, per più di 40 anni, una legge di Stato si è basata su romantiche utopie. E’ un po’ come se la cura del cancro si fosse basata sul metodo Di Bella o sul metodo Hamer. Un disastro. E, anche nella psichiatria, disastro è stato. I concetti di Basaglia o non sono veri o sono irrilevanti: lo stigma, la territorialità, l’alienazione, l’istituzionalizzazione, la colpa della mamma, il fare il TSO solo nell’Ospedale Generale e per poco tempo. Tutti concetti falsi che si tramutano in pratiche estremamente dannose. Oggi è invalsa l’abitudine di fare la terapia della famiglia, affidare i familiari ad uno psicoanalista. Intanto si comincia a dire o a far capire ai genitori che il malato può guarire. Non è vero. E’ una malattia organica come il diabete. Con efficienti cure si possono lenire i sintomi e permettere una vita normale o quasi. Ma eliminare le cause organiche della malattia, confina col miracolo. Si accusano poi i genitori di non avere amato abbastanza il figlio malato. Si continua accusando il padre di violenza sessuale, se è una ragazza la malata, Di essere una madre castrante se si è ammalato un figlio. Tutte balle. La psicoanalisi serve solo alle signore bene per i loro problemi esistenziali. Estese ricerche in America hanno dimostrato come la psicanalisi sia dannosa nel caso di malattie mentali. Quando poi il malato, come ovvio, peggiora drasticamente, i genitori sono accusati di non esser stati abbastanza collaborativi.

Una efficacia cura dello psicotico presuppone – l’ho detto – un approccio globale. Una terapia efficiente, duratura, flessibile e altamente personalizzata , accompagnata da lavoro e sport. Che la terapia sia obbligatoria o no è un fatto puramente contingente e medico. In tutta Italia abbiamo una terapia inefficiente ed una socializzazione pressochè nulla. Ma è possibile vedere in maniera obbiettiva, se e quanto la 180 sia stata un danno ? Certamente. La OMS pubblica periodicamente l’European Mortality Database che da le morti per ogni tipo di malattia, tra queste le malattie mentali, escluse droghe e malattie neurovegetative tipo Alzheimer. Guardate il grafico sottostante. Dopo l’introduzione della 180 le morti di psicotici in Italia sono aumentate, anno dopo anno fino a quasi 8 volte. Negli altri paesi sono aumentate di poco o sono diminuite, come in Germania. E’ il grafico della nostra vergogna

Vorrei finire con le parole di Tobino, eccellente psichiatra, scrittore e direttore dell’Ospedale Psichiatrico di Lucca, che – dopo una vita dedicata ai malati – ha visto tutto il suo lavoro distrutto. Era stato ufficiale e poi partigiano. Ha combattuto e vinto i tedeschi. Nel 1970 ha combattuto, ma non è riuscito a vincere, i Basagliani. Rivolgendosi ai suoi malati così si accomiatava:

Ed allora addio, cari amici miei. Abbiamo passato insieme più di quaranta anni. In questi ultimi tempi – nel fumo della moda – non vi ho saputo nè proteggere, nè vendicare. Ero rimasto solo. E da solo non ne avevo la forza”

La 180 è una legge criminale. Che sia ancora in vigore dopo 45 anni dimostra solo il degrado morale e civile della nostra società. Nonché l’incapacità o peggio dei nostri politici. I politici di sinistra, dato che Basaglia era dei loro, rifiutano, con la solita mentalità arrogante e mafiosa, ogni ragionevole riforma. Quelli di destra sono spesso insensibili o ignoranti.

Se volete saperne di più Vi invito a leggere il libro da me fatto insieme con l’amico Mauri, valido psichiatra farmacologo: “Schizofrenia e psicosi. Conoscerle , combatterle, curarle. “Edizioni Minerva. E’ stato fatto per i genitori. Perchè possano affrontare al meglio le problematiche di una malattia mal nota.

Seguite poi il nostro sito : www.vittime della180.org. E, se volete conoscere lo stato della psichiatria in Italia, Vi posso mettere a disposizione il lavoro in PP fatto per una audizione al Senato. Descrive bene e dettagliatamente, spero, cosa è successo e cosa sta succedendo in Italia dal 1980. Infine vi prego di condividere questo post, possibilmente sponsorizzandolo. Questa tragedia deve essere conosciuta in ogni angolo d’ Italia

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