Guardavo questa sera quel famoso film di Germi “Signore e Signori”, che pure mi aveva divertito tanti anni fa e pensavo: ma io non ho mai conosciuto personaggi come questi. Certo l’adulterio è sempre stato praticato. Una mia nonna ne è stata una attiva cultrice. Ma il mondo dei Veneti che ho conosciuto era un mondo del tutto diverso. Gente che creava, lavorava. Lavoratori onesti, capaci, ricchi di inventiva. Magari ubriaconi, ma anche coraggiosi e civilmente, spesso, di assoluta onestà. Che rapporto c’era con quella storia di Moschin e della giovane e bellissima Virna Lisi? Con quei personaggi che non erano uomini ma fantocci di una squallida commedia dell’arte? Niente.
E contemporaneamente vedevo un film cult americano degli stessi anni 80, che parlava dei fratelli James. Un gruppo di delinquenti, rapitori di treni, era tratteggiato in maniera grandiosa, quasi esempio di una umanità grande e nobile.
E riflettevo. Intanto quel mondo che mi è stato rappresentato nel cinema italiano non aveva nessuna somiglianza a quello che avevo conosciuto io. Mio padre ufficiale degli Alpini. Il suo amico medico della Folgore. Un altro medaglia d’oro agli ordini di Teseo Tesei. E poi anche nel campo dell’industria. Ho lavorato nell’Olivetti, che progettava calcolatori di assoluta avanguardia. Ho visto Natta che inventava il polipropilene. Ho conosciuto i Binda, i Redaelli. Mi ricordavo della leggendaria serietà dei Falk. La straordinaria esplosione del “Bianco” (gli elettrodomestici) con i Merloni, i Fumagalli, i Riva, il Borghi. Ma che cavolo avevano gli industriali che avevo conosciuto con gli squallidi epigoni che si vedono nei film italiani? Niente. Un altro mondo che io non ho mai conosciuto e che, probabilmente, non è mai esistito. Altrimenti, di industria, ce ne sarebbe stata proprio poca. Tra l’altro di gente, anzi di famiglie, di una grandezza quasi sovrumana, anche noi qui in Italia ne abbiamo avute. E molto migliori dei fratelli James. Ma come mai nessuno ne ha tirato fuori un film? Nel risorgimento ci sono stati i 5 fratelli Cairoli di Pavia. Quattro lasciano la pelle in varie battaglie ed il quarto diventa Presidente del Consiglio per 3 volte.
Nella prima guerra mondiale abbiamo i 4 fratelli Calvi della val Brembana, tutti alpini. Tre muoiono in varie battaglie sull’Adamello e sull’Ortigara. Nino, il primogenito ed unico sopravvissuto, anche se senza un piede, muore, travolto da una valanga nel 1920 sulla difficilissima cresta Nord dell’Adamello.
Troppo lontani? Beh, più vicino ci sono stati i Balbo, i Muti. I Teseo Tesei, i Guillet. O, per essere politicamente corretti, Enrico Castiglioni, grande scalatore e partigiano, che muore assiderato al passo del Forno, che ha attraversato a piedi nudi e senza sci. O Olivelli, anche lui grande scalatore che fa la cresta del Salimmo, fonda le Fiamme Verdi e muore da eroe e da santo in un campo di concentramento tedesco. E tanti altri, Edgardo Sogno, Beppe Gasparotto, Randolfo Pacciardi.
Ma che cavolo hanno a che fare questi qui con i Sordi ed i Gassman? Niente, assolutamente niente.
I film italiani descrivono una subumanità che non è degna di essere descritta e di cui è inutile parlare. Uno strano fenomeno di regressione sociale. Come, del resto, è avvenuto in Spagna dove i film di Almodovar raccontano gli aspetti erotici di una umanità indegna di qualsiasi interesse ed i suoi film, francamente, hanno forse un valore estetico, ma, umanamente, sono di una noia mortale.
Che sia una esplosione dissacrante dopo una dittatura che ha predicato la moralità e l’eroismo? Può darsi. In effetti in Francia ed in Inghilterra i personaggi sono in genere uomini, non macchiette. Ciò non toglie che la dissacrazione, in Italia e Spagna, sia spesso brutta e avvilente e dia ai film una patina di falsità, di inadeguatezza alla vita. E, al tempo stesso, con quegli esempi abbietti, oltre che falsi, abbia sicuramente diminuito, e di molto, la moralità sociale.
I film italiani li riconosco al volo. Dopo poche battute li capisco. Gli attori sono fighettini improbabili che trattano improbabili problemi psicologici di nessuna importanza, ma che vengono tratteggiati come insormontabili problemi di vita. E le ragazze sono spesso di una fragile bellezza che si dibatte, anche lei, in contorte elucubrazioni, piuttosto stupidine.
Devo però dire che non credo che sia un fenomeno legato alla reazione contro al Fascismo. O che sia dovuto al fatto che i cineasti erano comunisti e tendevano a denigrare la società capitalista a favore di una futura, radiosa società comunista. C’è anche questo. Ma purtroppo forse non è la cosa più importante.
Ho paura che i film siano in gran parte così, perchè gli italiani sono effettivamente diventati così.
E il motivo fondamentale del declino sociale, morale e fisico degli italiani lo si trova nella biologia.
Gli italiani sono una razza vecchia. Certo è probabile e possibile che il degrado sia stato accelerato dall’elevato tenore di vita che la tecnologia ci ha permesso. Già i Romani avevano capito che il lusso causa corruzione e degrado. E’ anche probabile che lo scellerato sconquasso provocato dal 68 con la distruzione del lavoro, della scuola e di tutte le strutture sociali sia stato un altro fattore di accellerazione. Ma in realtà abbiamo più di mille anni di vita: siamo nati, come popolo, più o meno intorno all’anno 1000 dalla fusione tra i Germani e gli schiavi dei romani ( i veri Romani si erano estinti da un pezzo) E dopo 1000 anni le razze umane sono vecchie. La natura le sostituisce con qualche razza più giovane e fresca. O si estinguono o vengono eliminate. In genere si manifestano entrambi i fattori. Quando gli slavi arrivano ed occupano il Peloponneso non trovano quasi più nessuno: i Greci sono quasi estinti. I pochi superstiti vengono ovviamente eliminati. Solo dopo due secoli i Greci dell’Asia Minore rioccupano il Peloponneso e scacciano gli slavi. E nelle zone più remote e montagnose del Peloponneso rimane tuttora qualche villaggio di lingua slava. Ed i Romani dell’Asia Minore? La Turchia era chiamata la Romania. Era la terra abitata dagli eredi dell’Impero Romano. I Frigi, i Lidi, i Lici, i Galati, i Paflagoni. Tutti i popoli di cui parla S. Paolo che li visita per convertirli. Arrivano i Turchi e non ne rimane uno. La Romania diventa la Turchia. Gli ultimi due o tre milioni di Greci rimasti sono espulsi nel 1922, dopo che i turchi hanno vinto la guerra con i Greci. E molti di più sono i Turchi espulsi dai Balcani. Del resto anche noi abbiamo avuto recentemente la nostra piccola dimostrazione di cosa significa l’annientamento di un popolo. I Giuliano-Dalmati erano l’ultima ed unica zona dell’impero romano mai occupata dai barbari. Ha resistito fino a che la sciagurata seconda guerra mondiale ha causato il loro allontanamento coatto, pena il finire nelle foibe. Oggi la Dalmazia è abitata solo da Slavi.
Insomma, in natura, le razze decadenti , muoiono fatte fuori da quelle più forti e primitive. Del resto non servono più. Non contribuiscono più al progredire dello spirito dell’uomo.
Immorale, abbietti, stupidi, vigliacchi. Incapaci anche dei sentimenti più veri ed umani. E ricchi. Stanno solo aspettando chi li deprederà e si sostituirà a loro.
Forse già si intravedono quelli che, giustamente, taglieranno la gola ai nostri debosciati figli: quei ragazzi che stanno attraversando il mare su un barcone, pieni di vita, di forza e di speranze, non ci metteranno molto ad eliminare i pochi miagolanti superstiti di un passato glorioso, ma irrimediabilmente superato e di cui, del resto, loro, i miagolanti, non possono certo considerarsi eredi.