Considerazioni intimiste e vegliardiche. Piu’ o meno 60 anni fa, era fine luglio e faceva un caldo bestiale. Io ero solo, qui a Milano, a studiare un esame di quella organizzazione schiavistico – negriera che era allora il Politecnico. Disfatto dal caldo, decisi di andare alla piscina Romano. Era una bella piscina aperta vicino al Poli. Una meraviglia: piena di belle ragazze, un po’ grezze e cafone, ma con tette e culetti che, come diceva il mio amico Silvio, erano una prova concreta e sperimentale dell’esistenza di Dio. Quando entravo in quei posti, era mia norma precisa di studiare a fondo il territorio prima di stendere l’asciugamano e sistemarmi: chi c’era, se erano carine, se c’erano vicino dei maschi, se sembravano disponibili ecc.ecc. Tutto andava studiato in maniera scientifica, anzi ingegneristica. Non so come, ma in quel momento ho visto un ragazzetto sui 15 anni, magrissimo, piccolo e con un’aria spaventata, che era circondato da un gruppo di ragazzi vocianti che sembrava lo stessero tormentando. Adesso si chiamerebbe uno stalking.
Fu uno di quei momenti che determinano una esistenza: anziche’ sistemarmi vicino ad un paio di fantastiche tette, che avevo gia’ adocchiato, misi, con atteggiamento da vecchio amico, il mio asciugamano vicino allo sfigato. Ero allora magro come un chiodo ma molto muscoloso. Giocavo a rugby e tiravo di pugilato. Ma, sopratutto, davo (me ne sono reso conto molto tempo dopo) la sensazione di una certa pericolosita’. I ragazzotti si dileguarono in un baleno ed io parlai per un’ora e mezza con quel ragazzetto, confortandolo, mostrandomi amico, cercando di convincerlo in tutti i modi che la vita gli avrebbe sorriso. Anche se ero sicuro del contrario.
Perche’ racconto questo banalissimo episodio ? Perche’ in quel momento ho capito di essere un fregato. Un perdente. Infatti me ne ricordo ancora. La mia vita non sarebbe passata, come fortemente desideravo, nel godimento della figa e della ricchezza, ma nel cercare di aiutare gli sfigati. Ma siccome non sono un Santo ed anzi sono un po’vigliacco, avrei fatto tutto a meta’: un po’ ho cercato soldi e figa e un po’ ho aiutato gli sfigati. Col risultato di non far bene ne’ l’uno ne’ l’altro. Per 40 anni mi sono dedicato a combattere quella criminale e schifosa legge Basaglia che ha condannato a morte centinaia di psicotici ed alla disperazione migliaia di famiglie (www.vittimedella180.org) Ma mai con totale dedizione. Un po’ di qui ed un po’ di la’. Risultato: a parte l’individuale aiuto ai malati ed alle famiglia , non ho ottenuto niente. Un fallimento. E adesso che mi devo presentare di fronte al mio Signore Gesu’, che gli racconto? La parabola dei talenti mi tormenta. Dei 3 o 4 talenti che mi ha dato non ne ho fatto fruttare nessuno. Al massimo gli restituisco quelli che mi ha dato. Ad andar bene. Sono molto preoccupato.